Libera, manifestazione contro le mafie. Il racconto dei ragazzi a Corriereuniv

foto Ilmessaggero.it“Non uccideteli una seconda volta”. È questo il messaggio lanciato da Don Luigi Ciotti durante la manifestazione promossa da Libera in memoria di tutte le vittime delle mafie, che si è svolta a Firenze. Migliaia i ragazzi e gli studenti che vi hanno aderito; qualcuno parla di 150 mila presenze. Un lungo serpentone che ha invaso le vie della città, per portare forte la propria protesta contro la criminalità organizzata e la violenza mafiosa. Tra i presenti Matteo Renzi, Susanna Camusso, Cesare Prandelli e il premio Nobel per la pace Perez Esquivel.

Anche il Corriere dell’Università ha voluto ascoltare il parere degli studenti che hanno aderito alla manifestazione; qualcuno è partito da lontano e si è fatto più di 400 km per non perdersi l’evento.

“Abbiamo partecipato alla manifestazione di Libera perchè abbiamo ritenuto opportuno scendere in  piazza a manifestare la nostra sensibilità al tema della Legalità e della Memoria delle vittime innocenti della criminalità organizzata” raccontano i ragazzi di Link Fisciano.

La sensazione che è fuoriuscita da questa marcia è la spinta verso un lavoro di continua militanza e partecipazione in merito a questo tema. Perchè per sradicare le logiche a stampo mafioso, è importante agire nei luoghi di formazione (nel nostro caso universitari) rendendoli presidi di democrazia sincera dove crescere umanamente e culturalmente.

“Il ricordo più bello della manifestazione? Senza dubbio ci ha colpito uno studente settentrionale che ha posto l’attenzione sul pregiudizio che le organizzazioni mafiose esistano solo al sud, precisando che la mafia è presente ovunque e che parlarne è lo strumento per combatterla”.

“Avevamo già partecipato a manifestazioni, soprattutto studentesche, ma quella di Firenze è stata un’esperienza del tutto particolare – raccontano i ragazzi del giornale universitario Asinu Press. Appena arrivati, ci siamo subito accorti di essere davvero tanti, più di ogni previsione, eppure l’organizzazione non ne ha risentito. C’era serenità nell’aria, la serenità di chi non teme di schierarsi a testa alta. La musica, i colori delle bandiere, la moltitudine di fiori, la presenza di persone di ogni fascia d’età, eravamo estasiati e sorpresi al tempo stesso. A fare da sfondo, poi, era una delle città più belle d’Italia.

Più che ricordi, ci sono dei flash, istantanee prese qua e là durante la marcia: due bambini che litigano bonariamente, una bandiera sulla borsa di una ragazza che recita ‘Padania libera..dalle mafie’, la maglietta su cui un ragazzo ha disegnato Peppino Impastato, una signora che saluta dal suo balcone e ricorda un po’ il Papa che abbraccia la folla festante, le 150mila persone viste da Ponte Rosso, la vita che continua sotto un palco mentre un triste elenco di trenta minuti e novecento nomi viene recitato. La più bella? Tutte indelebili”.

Raffaele Nappi

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