L’Aquila, sedi non idonee. Prof in agitazione

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Un gruppo di professori, ricercatori e tecnici dell’Università dell’Aquila ha proclamato lo stato di agitazione: le sedi in cui lavorano non sarebbero “idonee”, nonostante siano passati ben quattro anni dal terremoto che devastò la città.

“Docenti e ricercatori si trovano ormai marginalizzati rispetto agli scenari scientifici di riferimento ed estromessi dai circuiti virtuosi di approvvigionamento delle risorse nonché delle progressioni di carriera ormai inesorabilmente legate ai meriti scientifici”, ha detto Edoardo Alesse, direttore del Dipartimento di Scienze cliniche applicate e biotecnologie dell’Università dell’Aquila, promotore dell’iniziativa.

“Dal sisma dell’aprile 2009, dopo bandi di gara inefficaci, progetti incompleti e mal eseguiti, lavori poco controllati nella loro esecuzione e spesso interrotti senza alcuna apparente ragione, centinaia di lavoratori stabili e precari dell’Università hanno atteso pazientemente e senza alcuna certezza la data del rientro nei loro laboratori, studi e uffici”.

La politica di ricollocazione in altre sedi dei lavoratori attuata dal rettore Ferdinando Di Orio non sembra aver dato alcun risultato.
Il dottor Alesse denuncia soprattutto la situazione dell’edificio di Via Coppito 2, in cui lavoravano “le eccellenze della ricerca scientifica dell’Ateneo aquilano”.
Secondo lui, questa struttura avrebbe ricevuto pochi fondi.
Il rischio è che l’Università dell’Aquila e i suoi ricercatori finiscano inesorabilmente per essere marginalizzati.

AZ

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