In cattedra a scuola senza laurea, le Sardine aprono il dibattito.

Il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, al Safer Internet Day 2020 “Together for a better internet” al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa a Napoli, 11 febbraio 2020. ANSA/ CESARE ABBATE

Questa mattina mi sono imbattuto in un tweet delle Sardine @6000sardine, che recitava così: La Ministra Azzolina ha fatto una nuova proposta per la scuola. Gli studenti universitari iscritti al terzo, quarto o quinto anno di Scienze della formazione primaria potranno insegnare nella scuola dell’infanzia ed elementare in qualità di supplenti. Che ne pensate?

Credo che il tema posto dalle Sardine, ricavato da un articolo di Corrado Zunino per Repubblica, sia di grande interesse per la collettività e meriti una riflessione che vada oltre i 280 caratteri del social americano. Vorrei qui condividere con voi riflessioni frutto non solo della mia esperienza giornalistica, ma anche e soprattutto degli anni di doppio lavoro, trascorsi nelle scuole italiane, grazie ai progetti della Fondazione Italia Education. Ho avuto così il privilegio di lavorare con studenti di diversi istituti e aree territoriali, da quelle cosiddette centrali a quelle periferiche, per non dire emarginate. Ho lavorato con docenti di tutte le età e interagito con il personale amministrativo e dirigenziale.

La complessità della scuola

Devo dire che solo dal di dentro si può comprendere la complessità di un mondo come quello della scuola che richiede, a mio avviso, capacità e competenze straordinarie se vuoi portare a casa qualche risultato significativo per i tuoi studenti. Un allenamento alla fatica fisica e mentale che se non hai sviluppato in anni di applicazione e di pratica, certamente non puoi improvvisare. Quello del reclutamento dei docenti è un tema annoso che riguarda la scuola, l’università e la pubblica amministrazione più in generale. Le scelte del passato sembrano aver guardato solo al soddisfacimento di richieste contingenti, di pressioni delle più influenti lobby del nostro Paese. E il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Il risultato delle scelte politiche del passato

Il risultato delle scelte politiche del passato ci può far dire senza rischio di smentita che la scuola italiana è in seria difficoltà, che i ragazzi che ne vengono fuori, salvo eccezioni, sono privi di competenze di base: saper scrivere, saper leggere, saper far di conto. Per non parlare della capacità di analisi e di critica. Non lo dico io, lo dicono la gran parte delle statistiche nazionali ed internazionali a proposito dell’apprendimento dei nostri studenti. Per quanto riguarda la mia esperienza diretta va nella stessa direzione. Potrei raccontarvi molto delle difficoltà dei ragazzi.

In cattedra i non laureati.

Capisco che ci sia l’esigenza a settembre di recuperare docenti, ma non credo che la strada sia quella di accogliere in cattedra studenti del terzo, quarto e quinto anno di scienze della formazione(a proposito, il requisito è la sola iscrizione anche se non hanno fatto esami?).

L’insegnamento è una cosa seria, serissima, ancor più quando si parla di bambini. Ci vogliono capacità ed abilità che non possono essere garantite dall’iscrizione ad un corso di laurea. Per questo sono contrario all’ordinanza della Azzolina. Credo sia l’inizio di un dibattito fondamentale per il futuro del nostro Paese. Come vogliamo che siano preparate le prossime generazioni di italiani? se vogliamo che siano ben formate e ben allenate allora dobbiamo puntare su allenatori di qualità, ben retribuiti.

L’Italia è quel Paese che se metti le crocette giuste o superi un concorso, sei in cattedra a vita. Per me non va bene. Quel concorso dice solo che c’è la conoscenza di una materia. Non dice se la sai insegnare, se sei una persona equilibrata, se sai stare in un contesto classe, se hai capacità comunicative, relazionali. se sei empatico/a. Molti diranno che c’è il tirocinio, vero, ma basta guardare le percentuali di successo per capire che è da ripensare. Se volete una scuola di qualità per i prossimi cinquant’anni bisognerà cambiare molte cose, a partire dai concorsi.

Mariano Berriola

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