Il salario minimo? In Europa è realtà, per l’Italia ancora un sogno

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Il salario minimo? In Europa è una realtà, in Italia ancora un sogno. A fare il punto della situazione è una mappa a cura di Eurostat che mostra in quali Paesi europei viene garantito un salario minimo e a quanto ammonta. Si passa dai 157 euro in Romania, ai 753 euro della Spagna, fino ad arrivare ai 1.462 euro in Irlanda e ai 1.921 del Lussemburgo: in tutto sono 21 i Paesi del vecchio continente che hanno posto un minimo sotto il quale è vietato scendere nel remunerare i propri dipendenti; l’Italia, com’è noto, è una delle grandi assenti.

Una misura, quella del salario minimo, che la stessa Commissione Europea invitava ad adottare quando, in una comunicazione dell’Aprile 2012 (COM 2012 final), la definiva come strumento adeguato per “evitare l’aumento della povertà lavorativa” oltre che garantire stabilità e dignità al lavoro.

Non è un caso che alcune delle grandi potenze europee si siano mosse con forza sulla linea suggerita dalla UE: prima il Regno Unito, che lo scorso Gennaio ha annunciato l’impegno ad innalzare lo stipendio minimo da 6,31 a 7 sterline l’ora; poi quello tedesco, che ha fermato l’asticella a 8,50 euro l’ora.

“Ritengo sia un tema che va affrontato con cautela”: così si espresso sulla questione il ministro dell’Economia italiano Giuliano Poletti. Il salario minimo, infatti, in Italia è ancora lontano dall’essere una realtà. Tuttavia, recentemente, si sono aperti alcuni spiragli: “Lo abbiamo proposto come opzione in una legge delega – spiega Poletti, che poi però richiama alla cautela – Del resto, se dopo 50 anni, in Italia, il salario minimo non c’è ancora, una qualche ragione ci sarà”.

 

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