I "normodotati" barriera per le persone disabili?

Lettera aperta del Presidente dell’associazione “HANDIAMO” per porre l’attenzione sulle persone con disabilità a nome di associazioni del terzo settore.

Illustrissimi:
Presidente della Repubblica,

Presidente del Consiglio

Presidente del Senato

Presidente della Camera
E p. c. Ministro Tremonti
Organi di stampa
Ill.mi Signori,
mi chiamo Paolo Conte e sono il Presidente dell’associazione “HANDIAMO!”. il cui scopo è –da sempre- proprio quello di creare un dialogo costruttivo tra persone disabili e società.  Vi scrivo, pertanto, in qualità di portavoce di Handiamo! oltre che di numerose altre associazioni appartenenti al terzo settore e di singole persone.
Lo Stato, attraverso i propri apparati (Pubblica Amministrazione), ha il compito di rendere concreti i diritti dei singoli cittadini, sulla base del principio di eguaglianza previsto dalla Costituzione. Purtroppo, molto spesso le risposte non arrivano o non sono tempestive. I pochi spiragli che si sono aperti su questi importanti temi non sono sufficienti a scardinare duemila anni di mancata INCLUSIONE e di discriminazioni. Spetta a tutti noi, compresi gli Amministratori Pubblici, tentare di invertire la rotta e rendere possibile il dialogo. Noi di HADIAMO! cerchiamo da sempre un rapporto di reciprocità perché crediamo che le conquiste sociali debbono essere raggiunte attraverso uno sforzo comune, condiviso, partecipato. Crediamo, infatti, che -nonostante le recenti dichiarazioni di alcuni rappresentanti del Governo- il rispetto reciproco rappresenti il solo modo per dimostrarsi persone civili, in grado di collaborare per una crescita comune del Paese.
Abbiamo tutti nella mente le recenti parole del Ministro Tremonti «…Due milioni e settecentomila invalidi in Italia pongono la questione se un Paese così può essere competitivo…», riprese anche nella trasmissione Anno Zero.
Chiediamo al signor Ministro di fornirci spiegazioni concrete e dettagliate (anche di tipo economico) di quanto da lui affermato, ossia di come l’Italia soffra per ‘colpa’ (sic!) dei disabili.
Eravamo dell’avviso che l’attuale crisi economico-finanziaria avesse ben altre cause e responsabilità. Ci era stato detto che il problema è mondiale: come mai allora solo in Italia i disabili diventano un freno alla ripresa?
Proprio a quel mondo economico, che secondo una opinione unanime ha causato lo stato attuale, chiediamo che sia giunta l’ora di prendersi le proprie responsabilità. È troppo facile scaricare sempre le colpe addosso ai “meno forti”, a coloro che non hanno la forza di misurarsi con i colossi dell’economia. Probabilmente pecchiamo di presunzione, ma questo ambito di Società (persone disabili, famiglie di persone disabili , volontariato, ecc..) può offrire loro una dimensione di vita vera che non è certo quella vista da loro. Rivedano le loro FONDAZIONI che hanno finti obiettivi sociali, costruite principalmente per gestire altro o per farsi “perdonare” apparentemente i loro “peccati”. Come ad esempio certi dipartimenti definiti spudoratamente “Off Shore”, quelli istituiti per portare capitali all’estero in modo “legale”, attraverso le cosi dette scatole cinesi.
Le persone disabili sono cittadini onesti che non hanno scelto la propria condizione di svantaggio. Sarebbe come se dicessimo che i banchieri sono tutti truffatori perché alcuni hanno venduto ad ignari cittadini, scientemente, bond di aziende che stavano fallendo. Noi non lo facciamo, siamo convinti che ci sono tanti banchieri come Muhammad Yunus (il cosi detto banchiere dei poveri), persone che hanno in mente una economia dove il sociale è predominante rispetto ad un profitto fatto a qualsiasi costo, come invece avviene impunemente (sempre più spesso!) in Italia.
Chi vive la disabilità sono persone sensibili, portatrici di  valori ed ideali molto importanti. Le persone disabili, i familiari delle persone disabili, i volontari che seguono queste realtà, hanno molto da offrire se solo viene dato loro la possibilità di dimostrarlo, senza obbligarli a stare chiusi in casa perché questa società non riesce ad INCLUDERLI (non vogliamo pensare che non voglia).
Invece ci si ritrova con una Amministrazione Regionale (Lazio) che nello scorso quinquennio pare abbia tagliato del 29%  il proprio bilancio nei confronti del sociale. Oppure in tempi più recenti una delibera Regionale del Veneto che finisce sotto i riflettori perché, tra le linee guida, ha introdotto una norma che di fatto può precludere i trapianti d’organo a soggetti con disabilità psichica!
Un Paese che vuole diventare “Grande” deve mantenere il sociale al primo posto, gli Stati Uniti lo sono diventati proprio per questa scelta. Infatti nel 1850 un certo George Washington, durante la corsa all’oro verso la California e il Kansas da parte dei coloni, dichiarò che bisognava ricordare agli americani che si avventuravano con le carovane verso questi stati, che non avrebbe vinto questa corsa chi fosse arrivato primo verso l’oro, perdendo per strada bambini vecchi donne e altri.
Avrebbe vinto invece chi fosse stato capace di aspettare quelli che erano più deboli e lenti di altri, quelli che si ammalavano per strada, solo riuscendo a portare tutti i componenti delle carovane alla meta, si sarebbe potuto costruire un nuovo nucleo di società in quei posti fondato principalmente sul rispetto reciproco, per costruire una grande Paese che oggi si chiama Stati Uniti d’America..
Sig, Presidente della Repubblica, Sig. Presidente del Consiglio, Sigg. Presidenti di Senato e Camera, Voi che siete i Nostri rappresentanti più autorevoli, fateVi carico di queste nostre istanze, noi siamo pronti ad essere al Vostro fianco, dateci però le motivazioni perché questo avvenga.
A noi non piacciono le dimostrazioni pubbliche, ma se necessario ci adeguiamo, per cui anche noi con i nostri associati saremo in piazza il 21 giugno per ribadire questi concetti, ma ci piace sognare… pensate quanto sarebbe meraviglioso se la Vostra risposta fosse immediata, uscisse in questi giorni, e non rendesse più necessaria questa manifestazione.
Contate su di noi se riterrete di aver bisogno di conoscere dal basso la reale situazione, noi affermiamo  (attraverso quello che è il nostro slogan da sempre) che: “la disabilità non è un mondo a parte ma una parte del mondo” . Vogliamo far parte di questo mondo a pieno titolo ma Voi dovete ricordarVi di predisporre una Società che intende INCLUDERCI a pieno titolo e non per qualche gesto da vendere mediaticamente in modo caritatevole.
Sperando che questa nostra lettera sia presa effettivamente in considerazione, potendo notare che con il dialogo civile e senza contrapposizioni preconfezionate, la disabilità non ha colore politico e la smettessero di usarla pretestuosamente coloro che lo hanno fatto e tuttora lo fanno, pertanto si possa dare un esempio per come far crescere questo Nostro meraviglioso Paese che è l’ITALIA.
Grazie per il Vostro lavoro e continuate a sentire il piacere di essere utili agli Italiani tutti, anche alle persone disabili ed alle loro famiglie.
Con ossequioso rispetto, Vi auguro un buon lavoro e la dovuta serenità auspicabile in queste circostanze così difficili.
Distinti saluti
Paolo Conte

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