Gelmini: risorse in cambio di riforme

gelmini.jpgLa Crui chiama, il Miur risponde. Non si è fatta attendere la replica del ministro di Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini alle parole del “rettore dei rettori” Enrico Decleva, che ieri pomeriggio aveva parlato dei tagli al settore come “una bomba ad orologeria pronta a esplodere entro gennaio del 2010”. A stretto giro la titolare del dicastero competente ha confermato la disponibilità a confrontarsi sul tema, ma senza transigere su un punto: “Non siamo e non saremo insensibili alle richieste del mondo accademico sulle risorse economiche necessarie per rilanciare il sistema universitario, ma è chiaro che uno sforzo del governo in questo senso deve essere accompagnato da una profonda riforma dell’università“. Vale a dire: risorse in cambio di riforme.
Per mettersi intorno a un tavolo anche con l’opposizione e dialogare, però, il governo dovrebbe rinunciare ai tagli: una premessa indispensabile secondo il segretario del Pd Dario Franceschini. Lo ha ribadito anche ieri in una conferenza stampa congiunta con il responsabile del dipartimento educazione del partito Giuseppe Fioroni – ex titolare di Viale Trastevere – che ha illustrato le linee-guida da perseguire per il rilancio del comparto, sempre più in affanno.
Pd, il patto delle 4 “r”. Responsabilità, rigore, razionalità e risorse. Sono le 4 “r” che caratterizzano il «nuovo patto» con il sistema universitario, necessario per il suo rilancio, declinate dal Pd in 8 proposte concrete. Secondo Fioroni: “L’università si può riformare ma si deve poter spendere meglio non meno”.
Da qui le 8 proposte che prevedono in primo luogo finanziamenti basati su programmi pluriennali con obiettivo «chiari e definiti»; vanno quindi resi liberi i bilanci delle Università; le risorse assegnate debbono coprire almeno il 90% delle spese stipendiali e solo le università ‘virtuose’, ovvero quelle che spendono meno del 90% possono fare nuove assunzioni; togliere il blocco del turnover; destinare almeno il 10% dei fondi del sistema universitario a incentivi premiali; realizzare accordi di programma che monitorino il «rientro» degli atenei indebitati; prevedere sgravi per le aziende che investono in maniera sistematica sull’università; interventi sulle facoltà di medicina i cui costi (soprattutto in relazione al personale) non possono gravare per intero sui bilanci delle università.
Il ministro Gelmini dunque ha aperto la porta del dialogo: “Il governo auspica un confronto con l’opposizione sul riordino del sistema universitario italiano. È necessario un ampio dialogo che si sottragga alla polemica politica e che dia un contributo sostanziale ai problemi concreti del mondo accademico. In un contesto di crisi economica internazionale è indispensabile spendere al meglio tutte le risorse disponibili. Non possiamo continuare ad alimentare spese non necessarie così come è accaduto in questi anni con la moltiplicazione di corsi inutili e di sedi distaccate
Il Partito Democratico, per bocca di Fioroni, si è detto pronto a collaborare: “Prendiamo atto dell’impegno assunto dal ministro Gelmini per l’Università e la Ricerca sul versante delle risorse collegate a un processo di riforme. Noi siamo interessati a questo percorso e a verificare giorno dopo giorno quali siano le risorse e quali le riforme ma è anche chiaro che non siamo disponibili a veder trascorrere il tempo inutilmente”.

Manuel Massimo

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  1. parlo a nome di tutti gli studenti italiani bocciati, la nuova riforma è inaccetabile, per me e per altri studenti della mia età(12anni) questo anno scolastico è stato faticoso, solo per 4 insuf. mi ritroverò ancora in seconda.
    L’ anno scorso, in prima sono stato ammeso, avevo 4 insuf. e mi hanno promosso.
    A risentirci,VEDA LEI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!?

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