FFO, 72 mln alle non statali: "Una beffa"

Business students attend a lecture at the Aula Magna auditorium at the Stockholm University on October 30, 2012. Stockholm University has over 36,000 students at four faculties, making it one of the largest universities in Scandinavia. AFP PHOTO / JONATHAN NACKSTRAND (Photo credit should read JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)

Continua a far discutere lo schema di decreto di riparto del Fondi di Finanziamento Ordinario 2015. Gli studenti di LINK – COORDINAMENTO UNIVERSITARIO tornano all’attacco.

“Sebbene sia sicuramente positivo che il decreto di riparto di quest’anno sia arrivato in anticipo rispetto agli anni passati esso evidenzia subito una problematica grave – afferma al Corriere dell’Università Alberto Campailla – portavoce di LINK – e cioè che l’importo totale del FFO è diminuito. Da 7.010 miliardi siamo passati a 6.923 miliardi, con una perdita di ben 87 milioni. La mannaia della Legge di Stabilità non si è fatta attendere ed i tagli lì previsti sono arrivati a peggiorare la situazione di sottofinanziamento che attanaglia l’università. Questi tagli però sono ancora più scandalosi alla luce del decreto numero 906/14, emanato il 18 dicembre dello scorso anno, che ha assegnato ben 72,4 milioni alle università non statali”.

“Non possiamo accettare  – continua Campailla – che a fronte della situazione drammatica in cui versano i nostri atenei, lo stato si occupi di finanziare istituzioni non pubbliche. Questa è una vera beffa nei confronti delle migliaia di studenti e dipendenti degli atenei statali, che ogni anno vivono sulla loro pelle la riduzione delle risorse. Tasse sempre più alte e riduzione dell’offerta formativa ne sono un chiaro esempio in moltissimi atenei.”

“Ma  l’entità del finanziamento non è l’unico motivo di preoccupazione – aggiunge Campailla – notiamo infatti un ulteriore aumento della quota premiale che si assesta al 20% dopo il balzo di 4,5 punti percentuali dell’anno scorso. Resta netta la nostra contrarietà all’utilizzo del concetto di merito con il fine di incrementare una logica competitiva tra atenei che può risolversi solo in un aumento delle diseguaglianze già purtroppo esistenti nel Paese. Ormai non siamo gli unici a dire, lo ribadisce anche la CRUI,  che la quota premiale deve essere necessariamente aggiuntiva rispetto al fondo di finanziamento degli atenei, il quale deve essere sufficiente a garantire loro la possibilità di mantenere l’ offerta formativa ed un buon livello di ricerca.”

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