Fast food, cibi ancora poco sani

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Più del 25% degli adulti americani mangia in un fast-food almeno due volte a settimane. Noti per i loro menù ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale, i fast-food hanno contribuito all`istaurarsi di abitudini alimentari sbagliate e hanno aumentato il rischio di patologie croniche legate alla dieta, come le malattie cardiache e il diabete.

Un nuovo studio, finanziato dal programma di ricerca sull`alimentazione sana della Robert Wood Johnson Foundation e pubblicato sull`American Journal of Preventive Medicine, rivista edita da Elsevier ha presentato i risultati di un una ricerca durata 14 anni, che dimostra che i menù dei fast-food hanno migliorato la loro offerta in termini di nutrienti solo in piccola misura e che c`è ancora molto da migliorare.

Hearst e il suo team di ricercatori hanno deciso di esaminare le tendenze di 8 ristoranti fast-food, utilizzando dati per il periodo 1997/1998 al 2009/2010, derivati dall` University of Minnesota Nutrition Coordinating Center Food and Nutrient Database, archivio che ospita i menù di 22 ristoranti fast-food. I ricercatori hanno quindi selezionato 8 ristoranti: McDonald`s, Burger King, Wendy`s, Taco Bell, Kentucky Fried Chicken (KFC), Arby`s, Jack in the Box e Dairy Queen. Nel corso del periodo di studio, i punteggi non sono migliorati a causa di un aumento della quantità offerta di frutta, frutta intera, vegetali totali, vegetali verde scuro e arancioni, legumi, cereali, cereali integrali e olii.

Il punteggio è invece migliorato grazie a carni, grassi saturi e calorie da grassi solidi e zuccheri aggiunti. I punteggi sono peggiorati a causa del sodio e dei prodotti caseari e latte. Sei degli 8 ristoranti hanno migliorato la qualità nutritive, in linea con le raccomandazioni di salute pubblica – un` osservazione importante per invertire i tassi crescenti di malattie croniche legate alla dieta negli Stati Uniti. KFC si è distinto per aver aumentato la quantità di vegetali e cereali e ridotto i grassi saturi e solidi e zuccheri aggiunti.

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