“E se funzionasse”, Confindustria sostiene le idee dei giovani

Schermata 2013-02-27 a 17.27.21

Confindustria scende in campo al fianco delle start-up di studenti, ricercatori e dottorandi con il progetto “E se funzionasse?”, ideato dal Gruppo giovani imprenditori di Confindustria Pesaro e Urbino e patrocinato da Provincia e Università.

Scopo dell’iniziativa è fare “scouting” di idee imprenditoriali nuove partorite da menti giovani, che verranno poi supportate da imprenditori di esperienza nel lungo e complesso cammino verso la definizione concreta del progetto e infine messe a confronto con la platea degli impenditori dell’Associazione.

Le proposte vanno presentate entro il 3 maggio, poi una commissione valuterà e migliori cinque idee degli aspiranti nuovi imprenditori, che saranno poi presentati a settembre a possibili investitori e sponsor, per diventare start-up o contribuire a innovare il business di aziende già esistenti nella provincia.

Spiega Federico Ferrini, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori: “Ci siamo impegnati in questa iniziativa consapevoli che il difficile momento economico sta mettendo a dura prova anche le imprese più solide. Diverse fonti identificano l’attuale momento di mercato non come una crisi, che arriva e poi passa, ma come un cambiamento permanente. Migliaia di aziende, che non hanno saputo cogliere il cambiamento come opportunità, hanno chiuso. Nelle Marche le previsioni parlano di un’azienda su tre”.

Regolamento e modulo di iscrizione sono disponibili sul sito www.esefunzionasse

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Digiunare per ubriacarsi, è il binge drinking la nuova allarmante tendenza tra i giovani

Next Article

A Cagliari zero tasse all'Università per chi prende il massimo dei voti

Related Posts
Leggi di più

Salario minimo, cos’è e perché ce lo chiede l’UE

A riporta in auge il tema è una proposta rilanciata da Partito democratico e Movimento 5 Stelle. Tranne timide eccezioni, l'idea non sembra però raccogliere l'entusiasmo né delle parti sociali, né degli altri partiti di maggioranza. Eppure allargando lo sguardo, solo sei Paesi europei, Italia compresa, non possiedono una normativa del genere.