Dopo la laurea in Giurisprudenza non trova lavoro: studentessa fa causa alla propria università

Fa causa alla propria università perché, dopo la laurea con il massimo dei voti, non riesce a trovare lavoro: succede a San Diego, nello Stato della California, dove Anna Alaburda, 37 anni, ha citato in giudizio la Thomas Jefferson School of Law.
La studentessa, infatti, nonostante si fosse laureata come una delle migliori del suo corso, dopo aver ottenuto la laurea non è riuscita a trovare impiego come avvocato. Le uniche offerte di lavoro pervenutole riguardavano mansioni poco in linea con gli studi fatti e soprattutto non abbastanza redditizie da consentire alla giovane di ripagare il debito di oltre 150 mila dollari contratto per sostenere gli studi.
Di qui la decisione di fare causa all’Ateneo di formazione reo, secondo la Alaburda, di aver falsificato le statistiche di impiego dopo la laurea dei suoi ex alunni al fine di adescare un maggior numero di iscrizioni.
Il caso ha fatto molto rumore negli Stati Uniti fino alla decisione del Tribunale di San Diego di respingere l’accusa della studentessa. Una pratica, quella di citare in giudizio la propria università per contestare i dati di occupabilità pubblicizzati a fini di reclutamento delle matricole, che sta prendendo piede negli USA, dove già si contano di casi simili a quello di Anna Alaburda (tutti con esito negativo) e che potrebbe rischiare di diventare di moda anche nel nostro Paese, visti gli insuccessi di molti laureati.
 

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