Cun, senza fondi non c’è ricerca

“La carenza di fondi nel nostro Paese non premia la ricerca e i giovani con idee innovative”. È quanto lamenta il Cun (Consiglio universitario nazionale) che ricorda come il programma “Futuro in ricerca del Miur”, istituito per sostenere le eccellenze scientifiche emergenti negli atenei e negli enti pubblici di ricerca, ha visto la presentazione di un numero molto elevato di candidature da parte dei giovani ricercatori: sono stati presentati 3.792 progetti da tutta la Penisola.

“La carenza di fondi nel nostro Paese non premia la ricerca e i giovani con idee innovative”. È quanto lamenta il Cun (Consiglio universitario nazionale) che ricorda come il programma “Futuro in ricerca del Miur”, istituito per sostenere le eccellenze scientifiche emergenti negli atenei e negli enti pubblici di ricerca, ha visto la presentazione di un numero molto elevato di candidature da parte dei giovani ricercatori: sono stati presentati 3.792 progetti da tutta la Penisola.
La commissione Firb (Fondo per gli investimenti della ricerca di base) ha promosso, ritenendoli eccellenti, 204 progetti sul totale ma, sottolinea il Cun, “il nostro Paese può finanziarne solo 105 e non riesce così a premiare tutti i ricercatori meritevoli, che hanno superato una così dura selezione. Il Miur infatti ha destinato circa 50 milioni di euro per l’intero concorso, senza aumentarli.
Il Consiglio Universitario Nazionale auspica che si possa incrementare il finanziamento destinato al programma “Futuro in ricerca” tanto da supportare tutti i progetti che hanno già ottenuto un giudizio di ammissione a pieni voti da parte della Commissione Firb.
“L’esclusione al finanziamento di progetti che sono stati valutati col massimo punteggio – afferma Andrea Lenzi, Presidente Cun e professore ordinario di endocrinologia e direttore del dipartimento di fisiopatologia medica all’università di Roma La Sapienza – riflette la mancanza di adeguati finanziamenti da destinarsi alla ricerca universitaria che, in tutti i campi del sapere, rappresenta invece la maggiore fonte di tutta la ricerca innovativa nazionale e che andrebbe invece valorizzata. Ciò vale anche per individuare la nuova generazione di scienziati, incoraggiarli a sviluppare le loro idee innovative in Italia e non esportarle all’estero, rendendo il nostro Paese sempre più dipendente dagli altri e sempre meno competitivo”.

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