CRUI su Giulio Regeni: "Il diritto e il dovere di fare ricerca"

Riportiamo la nota con cui la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane ha voluto esprimere la sua posizione rispetto alla tragica vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore italiano barbaramente ucciso al Cairo, in Egitto, in circostanze ancora da chiarire.
Un appello alle autorità competenti perché facciano al più presto luce sulla tragedia occorsa al giovane ricercatore, così da tutelarne la memoria e garantire alla ricerca scientifica, in tutti i suoi campi, lo spazio vitale che le necessita.
Qui sotto la nota della CRUI:
 
L’angosciosa vicenda di Giulio Regeni ci interpella come persone e come studiosi.
Sappiamo che l’attività scientifica è fatta di dedizione e sacrificio. Sappiamo che essa ci sospinge per sua stessa natura ai limiti del conosciuto. Sappiamo che essa pone dilemmi morali a volte laceranti. Non possiamo però accettare che essa comporti la morte per mano di altri uomini. Non possiamo accettare che la volontà di conoscere e far conoscere sia frenata dall’intimidazione.
Perciò, come studiosi, ribadiamo, di fronte alla tragedia di Giulio, che il posto di un ricercatore è quello in cui la ricerca lo chiama. Rivendichiamo il diritto e assumiamo il dovere di fare ricerca in ogni contesto e di collaborare fraternamente in ogni contesto con tutte le persone di scienza.
Oggi, riconoscere davvero questo diritto e questo dovere vuol dire impegnarsi con urgenza e sincerità a fare emergere la verità sulla fine di Giulio. La Conferenza dei Rettori delle Università italiane richiede questa verità con forza e intanto manifesta ai familiari di Giulio la profonda simpatia del mondo universitario italiano.

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

La ricercatrice contro Giannini: "Non si vanti dei nostri successi. L'Italia non ci ha voluto"

Next Article

La rassegna stampa di lunedì 15 febbraio

Related Posts
Leggi di più

Intervista alla senatrice Elena Cattaneo: “Denunciare ogni condotta che tradisce l’etica e la dignità accademica”

"Mi rendo conto che può non essere facile, ma finché non scatterà in ognuno di noi la molla per contribuire al cambiamento, ne usciremo tutti sconfitti, compreso chi penserà di averla fatta franca, di aver vinto", afferma la senatrice e prof.ssa ordinaria di Farmacologia all'Università degli Studi di Milano, che racconta un suo episodio personale