Concorso Magistratura, la denuncia della candidata: “Costretta a rimanere nuda per i controlli. E’ uno schifo”

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“Non so cosa avrei potuto mettere nelle mutande o nel reggiseno, un codice commentato? un tema svolto?”. Continuano le polemiche intorno al concorso per magistrati che si è tenuto a Roma il 25, 26 e 27 giugno. Tante, tantissime le segnalazioni da parte dei candidati, che hanno raccontano eventuali irregolarità durante lo svolgimento delle prove.

Molti concorsisti si sono riuniti anche online, tramite social network e gruppi Facebook, cercando di confrontarsi e chiarire quanto accaduto. Ecco la testimonianza di una candidata che è stata sottoposta a controlli da parte degli agenti.

“Dopo i due controlli all’ingresso sono stata avvicinata da una agente della polizia penitenziariache mi ha chiesto di seguirla e mi ha portato ai bagni. Una volta dentro non sono stata perquisita da vestita, mi è stato chiesto direttamente di posare le mie cose su un banchetto e spostarmi dall’altra parte rispetto alle due agenti donna. Mi è stato detto di alzarmi la maglia e anche il reggiseno. Poi di aprirmi i pantaloni. Dopo aver fatto anche questo le ho guardate pensando di aver fatto anche più di quanto fosse giusto chiedere, e invece no. “Si cali i pantaloni”. E dopo “si deve calare pure le mutande”. Ho iniziato a protestare, ho detto loro “ma state scherzando? ma vi rendete conto?”. La risposta è stata semplice: avevano trovato cose anche lì, e per loro non era certo un piacere fare controlli simili.

“Se volevo potevo spostarmi davanti alle porte dei bagni dove c’era più privacy. Ho sbagliato e mi pento amaramente di non aver creato un casino rifiutandomi e pretendendo un verbale o una telefonata ai carabinieri. Sono uscita da quel bagno gonfia di pianto per l’umiliazione e ho pianto per ore, come faccio ancora adesso se solo ci penso. Non mi hanno toccato le tasche né fatto togliere le scarpe, avrei potuto avere bigliettini nascosti ma io ero una concorsista onesta, o forse fessa, da quello che si è sentito?”.

“Non so cosa avrei potuto mettere nelle mutande o nel reggiseno, un codice commentato? un tema svolto? La ratio del controllo non è stata rispettata – continua lla candidata – , quindi devo chiedermi se non fosse intimidatorio o solo lesivo della dignità di una persona. Se vado a un concorso e rischio di dovermi abbassare le mutande senza alcun motivo di sospetto ma solo per un “controllo a campione” credo di doverlo sapere prima. Per essere un buon magistrato devo subire trattamenti del genere? devo essere in grado di fare un tema dopo un giro in un bagno a spogliarmi peggio di un criminale? Non so se è successo anche ad altri ma per me è stato shoccante. Credo che molte cose in questo concorso siano state “al limite” della legalità e dell’umanità”.

INCHIESTA – Quel concorso per magistrati e la rabbia dei candidati: “Questa volta abbiamo toccato il fondo”

Raffaele Nappi

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