Caro Luigi, non ci hai convinto!

Dichiarazioni del Rettore della Sapienza, Prof. Luigi Frati, durante la conferenza stampa dei Presidi delle facoltà umanistiche, svoltasi il 5 luglio 2010.

Le esternazioni del Rettore della Sapienza, Prof. Luigi Frati, durante la conferenza stampa dei Presidi delle facoltà umanistiche, svoltasi il 5 luglio scorso, hanno lasciato nello sconcerto la stragrande maggioranza della comunità universitaria della Sapienza e non solo.
E questo non già perché il Magnifico ha per l’ennesima volta agitato la bandiera della meritocrazia sciorinando dati dell’indagine che da tempo va conducendo nel nostro ateneo, bensì per le modalità con cui tali informazioni sono state propinate alla stampa e in pasto all’opinione pubblica e per quella sensazione di baratto con il Governo che vorrebbe farci credere di portare avanti: finanziamenti al sistema universitario in cambio dell’epurazione di quattro mele marce dentro l’Università.
Partiamo dalle modalità. All’atto della presentazione dei dati il Magnifico ha parlato ai giornalisti di una percentuale di ricercatori che nulla ha prodotto negli ultimi dieci anni, specificando in particolare la situazione di Giurisprudenza. Ovviamente tutti i giornalisti, nessuno escluso, hanno inteso tale affermazione come un’accusa ben precisa a coloro che ricoprono il ruolo di Ricercatori Universitari, attualmente in prima linea nella protesta contro il DDL Gelmini e la manovra Tremonti. E infatti i giornali di ieri (6 luglio), senza alcuna eccezione, si sono “prodigati” contro tale categoria, considerando i ricercatori dei fannulloni se non addirittura dei “ruba stipendio”. Apriti cielo! Non è sembrato vero ai detrattori di sempre dei ricercatori e fautori dello “status quo universitario” vedersi servire su un piatto d’argento la delegittimazione della protesta contro i provvedimenti sull’Università attualmente in discussione al Senato.
Peccato che le cose non stiano proprio così: i dati forniti dal Rettore della Sapienza erano comprensivi di tutte le fasce della docenza e quindi anche dell’inattività dei professori ordinari e dei professori associati. Ma allora perché questo equivoco? Se lo sono chiesti in molti e anch’io ho chiesto spiegazioni al Rettore durante la seduta del Consiglio di Amministrazione svoltosi ieri pomeriggio (6 luglio). Il Rettore ha candidamente ribattuto che per lui la dicitura “ricercatori” andava intesa come funzione e non come ruolo in quanto si parlava di attività scientifica: in questo senso quindi tutti quanti, professori e ricercatori universitari, sono dei ricercatori in quanto fanno ricerca. Complimenti, bella risposta!
Appare quanto meno curioso, per non dire sospetto, che una persona navigata come il Rettore non si sia curato di fare attenzione affinché non ci fossero malintesi con i giornalisti che poco capiscono di tali sottigliezze. Possibile che non l’abbia sfiorato l’idea che poi sui giornali sarebbe partito un attacco furioso contro i ricercatori? Possibile pensare che basti una smentita al TG3 per rimettere tutto a posto? Non sa che quando il messaggio è passato non c’è rettifica che tenga? Basta vedere i giornali di oggi (7 luglio) per capire che ormai l’onda non si arresterà facilmente. E tutto questo perchè i giornalisti
(cattivelli) non capiscono che quando lui dice “ricercatori” intende tutte le figure docenti? Ma allora il nostro Rettore è così ingenuo o pensa che abbiamo tutti l’anello sotto al naso?
La verità a mio avviso è un’altra ed è legata al baratto di cui parlavo prima.
Al Rettore non va giù che anche alla Sapienza si protesti contro il provvedimento e il messaggio che vuole far passare è che i ricercatori non sono titolati a farlo perché non hanno le carte in regola: pensino piuttosto a lavorare e isolare le mele marce, così il Governo qualche soldo ce lo darà. Una bella rivoluzione copernicana da chi della battaglia in favore dei ricercatori aveva fatto un credo in campagna elettorale!
Ma siamo sicuri che l’Università abbia bisogno di questo tipo di operazioni per essere finanziata dovutamente? Le due cose non possono essere collegate, altrimenti significherebbe che il futuro del nostro Paese, della Ricerca e dell’Università è legato alla produttività o meno del 10% di colleghi che non fanno il loro dovere. Si faccia pulizia, se necessario, tra tutte le componenti universitarie, ma non si leghi tale operazione alla soluzione di problemi ben più importanti, non si faccia cassa ai danni dell’Università con la scusa della meritocrazia usata senza alcun incentivo reale ma solo per penalizzare indiscriminatamente.
Marco Merafina

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