Ricerca, atenei con più energia

energia-elettrica-lampadina.jpgSi potenzia la ricerca nel settore dell’energia nelle Università italiane, ma mancano i fondi per portare avanti i progetti in maniera costante e spedita. Il risultato arriva da un’indagine condotta dal periodico «Nuova Energia» su un campione di 15 tra le principali università italiane. A rispondere all’appello dodici atenei, riferisce il periodico: i Politecnici di Milano, Torino, Bari e le Università di Brescia, Trento, Trieste, Genova, Bologna, Roma, Salento, Pavia, Salerno. Non hanno, invece, aderito all’indagine le università di Napoli, Firenze e Palermo.

Tra i risultati principali compare un primo elemento, fondamentale: non si può certo qualificare la ricerca italiana di provincialismo, o di scarsi legami con quello che si fa nel resto dell’Europa. Per molti Atenei, al contrario, proprio i Programmi di ricerca europea rappresentano le linee guida, come le Università di Pavia e Politecnico di Torino, solo per fare due esempi. Quello che viceversa, secondo l’indagine, sembra molto spesso mancare è la definizione di una strategia nazionale, sia pure all’interno di una strategia comune europea. Il problema è stato evidenziato, in particolare, dalla Sapienza di Roma e dal Politecnico di Milano, auspicando una riproposizione di programmi quali Industria 2015.

Non sono comunque stati abbandonati i settori più tradizionali, che la moda avrebbe potuto far trascurare, quali per esempio lo studio della combustione: si sta invece facendo parecchio, e bene, tra gli altri, al Politecnico di Milano, all’Università di Genova ed al Politecnico di Bari.

Per quanto riguarda le fonti energetiche rinnovabili, sono numerosi gli studi in atto pressoché in tutti gli Atenei presi in esame, anche con filoni del tutto originali come lo sfruttamento dei venti d’alta quota di cui si sta occupando il Politecnico di Torino.

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