Alpa, contrario alla costituzione abolire il valore legale della laurea

No all’abolizione del valore legale del titolo di laurea; bisogna piuttosto puntare a migliorare la qualità degli atenei e delle modalità di insegnamento. È questa la posizione espressa dal presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, ascoltato dalla commissione istruzione del Senato nell’ambito della indagine conoscitiva sugli effetti che produrrebbe un’innovazione di questo tipo.

Il Cnf non sottovaluta le carenze dell’attuale sistema di valorizzazione del titolo di studio universitario, come l’assenza di reale concorrenza tra gli atenei, l’eccessiva proliferazione di atenei e corsi di laurea, l’esistenza di sperequazioni nell’accesso al mondo del lavoro. Ma altre sono le soluzioni: innanzitutto modificare i sistemi individuati in sede ministeriale per la valutazione delle università, passando da criteri numerici (percentuale di laureati rispetto alle matricole, assenza studenti fuori corso etc.) a criteri qualitativi (verificare sul campo quelli sono gli atenei che richiedono un maggiore impegno agli studenti oppure offrono strutture didattiche e servizi migliori); rivedere l’esperienza delle piccole sedi universitarie e delle università telematiche, utile solo a fini limitati, come le riqualificazioni nel pubblico impiego, puntando invece a strutture didattiche complete, nelle quali “l’offerta formativa consenta all’aspirante professionista di acquisire un bagaglio di cultura e tecnica completo”.

All’abolizione del valore legale della laurea, ha sostenuto ancora Alpa, si oppongono anche ragioni di natura costituzionale, visto che l’articolo 33 della Costituzione prevede un obbligo per lo Stato di garantire un sistema di istruzione completo e la necessità che l’abilitazione all’esercizio delle professioni consegua ad un esame di Stato.
Fonte: ansa

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