Zaki, l’udienza del processo in Egitto dura solo 2 minuti. Tutto rinviato al prossimo 7 dicembre

Ancora un rinvio per lo studente dell’Università di Bologna in carcere dal febbraio del 2020. Portato in aula con le manette ai polsi. Amnesty International: “Trattato come un criminale”.

Di nuovo un rinvio, almeno altri due mesi di carcere che si andranno a sommare a tutti quelli già fatti da quel maledetto febbraio 2020. È stato aggiornato al prossimo 7 dicembre il processo nei confronti di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna in carcere in Egitto. Lo ha annunciato un poliziotto in aula nel tribunale di Mansura dove oggi si è tenuta la seconda udienza del processo che vede il giovane studente dell’Alma Mater accusato di diffusione di notizie false, per il quale rischia fino a 5 anni di carcere.

Un’udienza che è durata soltanto due minuti durante i quali, come hanno riferito fonti del collegio di difesa, la sua legale Hoda Nasrallah ha chiesto un rinvio per poter studiare gli atti. La legale ha chiesto inoltre una copia autenticata del fascicolo dato che finora vi ha avuto accesso solo in consultazione presso uffici giudiziari, senza dunque poterlo studiare adeguatamente.

Zaki oggi era presente nell’aula di Mansura. Capelli legati con un codino, vestito di bianco così come vuole il riturale egiziano per tutti gli imputati, Zaki è stato scortato nella “gabbia” dell’aula con delle manette ai polsi. Particolare che ha suscitato indignazione. “Portato ammanettato nella gabbia degli imputati, come un pericoloso criminale. Patrick Zaki è tutto il contrario” ha detto il portavoce di Amnesty International in Italia, Riccardo Noury.

Nell’aula del tribunale egiziano c’erano anche la sorella e il padre di Zaki, oltre che alcuni diplomatici di Italia, Canada e Germania impegnati in un’attività di monitoraggio dei processi in Egitto. Patrick Zaki è sotto accusa a causa di un articolo che il ricercatore esperto di diritti di genere scrisse nel 2019 per una testata online egiziana in cui analizzava abusi subiti dalla minoranza degli egiziani di religione copta.

Nel corso della prima udienza, gli avvocati dello studente avevano chiesto di poter ottenere le carte dell’accusa, un diritto non ancora accordato nonostante l’imputato sia in detenzione cautelare da quasi due anni con accuse legate ad attività terroristica. A inizio mese però, con il rinvio a giudizio, l’imputazione è stata cambiata in diffusione di fake news, un reato che prevede non 25 bensì cinque anni di carcere. Un particolare che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a chi si batte per la libertà dello studente dell’università di Bologna ma che non è stato ancora confermato da parte delle autorità egiziane, tanto che qualcuno teme che l’accusa di terrorismo nei suoi confronti possa essere ancora ritenuta valida.

Per conoscere come stanno bene le cose adesso si dovrà aspettare almeno fino al prossimo 7 dicembre quando i mesi di custodia cautelare in carcere per Zaki saranno diventati ben 22.

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