Virus H1N1, alta contagiosità

h1n1.jpgOcchio ai pazienti appena guariti dalla nuova influenza A. Anche se la febbre è passata, il virus H1N1 potrebbe non essere morto e il rischio di contagio potrebbe restare in agguato, latente. L’invito a non cantare vittoria prima del tempo arriva da due studi: uno canadese presentato a San Francisco, in occasione della 49esima Interscience Conference on Antimicrobial Agents and Chemotherapy (Icaac), l’altro condotto a Singapore.
Gli autori hanno infatti osservato che in alcuni casi il microrganismo responsabile della nuova pandemia rimane vitale a più di una settimana dall’apparente guarigione. Anche a termometro freddo, quindi, l’infezione può trasmettersi. Il primo studio è firmato dall’Istituto nazionale di sanità pubblica del Québec (Inspq) e ha mostrato che su 43 persone colpite dalla nuova influenza, 8 (il 19%) potevano essere considerate contagiose anche 8 giorni dopo che la febbre era scesa.
In altre parole, nel sangue di questi pazienti il virus H1N1 era ancora in grado di moltiplicarsi. Dunque, potenzialmente, di trasmettersi a un’altra persona. A 10 giorni dall’ultima rilevazione anomala del termometro, il germe risultava invece assente dall’organismo di tutti i ‘falsi guariti’. A una conclusione analoga – riporta il quotidiano francese Le Figaro – è giunto anche il team di David Lye dell’ospedale Tan Tock Seng di Singapore: su 70 persone colpite dall’influenza A, il 20-30% presentava ancora virus vitale 8 giorni dopo che la febbre era passata.
In un piccolo numero, addirittura, il pericolo di contagio si protraeva al dodicesimo giorno. Per capire se questi ‘ex malati apparenti’ sono effettivamente contagiosi, precisano gli scienziati dell’Inspq, sarà necessario approfondire l’entità della carica virale residua. Ma se i sospetti emersi dai due studi venissero confermati, commenta Frank Lowy, virologo della Columbia University di New York, «i risultati potrebbero essere significativi in termini di diffusione del virus H1N1».
Anche Daniel Jernigan, direttore aggiunto della Divisione influenza dei Cdc americani, ammette che «le persone colpite dall’influenza continuano a presentare nel sangue virus vitale, capace di replicarsi, anche quando non hanno più febbre. Le politiche sanitarie puntano a ridurre l’infezione, non a eliminarla completamente», precisa l’esperto. Ma «se avessimo a che fare con un virus associato a un tasso di mortalità elevata – aggiunge lo specialista Usa – probabilmente l’approccio sarebbe diverso».

Manuel Massimo

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