Università italiane, si arranca nelle classifiche

Per le università italiane piazzarsi tra le 100 migliori del mondo è impresa ardua. Nel Qs World university ranking 2011 si incontra un ateneo del nostro Paese – l’Alma Mater di Bologna – soltanto prendendo in considerazione i primi 200. Non che sia andata molto meglio negli anni passati: un raddoppio – con l’arrivo de La Sapienza – si era registrato l’anno scorso, ma la permanenza dell’ateneo romano nella top 200 è durata poco visto che quest’anno ne è uscita. La ricetta per invertire la tendenza?

Non ha dubbi il ministro Mariastella Gelmini: «Bisogna tornare dall’autonomia alla responsabilità, con più merito e ricambio generazionale, oltre a una maggiore mobilità interna alle Università». E annuncia che «entro dicembre» si dovrà «colmare la lacuna» di un ranking nazionale, perché « ognuno si costruisce la sua classifica». Se è vero che nella classifica totale – 712 università, con una top ten nella quale da anni si alternano Usa e Regno Unito (Cambridge resta in testa) – sono presenti 21 atenei col tricolore, è altrettanto evidente che bisogna scorrere molto l’elenco per scovarle tutte. Le migliori performance le hanno fatte registrare, oltre all’ateneo bolognese (che comunque 176ma nel 2010 è quest’anno 183ma), La Sapienza, che però ha perso colpi scivolando dal 190mo posto dell’anno scorso al 210mo, l’Università di Padova scesa di due gradini (dalla 261ma posizione alla 263ma), l’università di Milano che ha fatto, invece, un deciso balzo in avanti salendo da oltre la 451 posizione alla 275ma e il Politecnico di Milano risalito dal 295 posto al 277mo. I rettori delle università italiane invitano, tuttavia, a fare dei distinguo.

La discesa dalla 176/a alla 183/a posizione nella classifica, secondo il Magnifico dell’Università di Bologna Ivano Dionigi «‚ un’oscillazione fisiologica che consente tuttavia di rimanere l’unico Ateneo italiano tra i primi 200 a fronte di oltre 2900 università valutate». «E mantenere una posizione praticamente invariata di questi tempi avari di fondi e di turnover – aggiunge con soddisfazione – resta comunque una bella notizia che ci gratifica e ci spinge a fare meglio nei confronti di competitori stranieri che vantano ben altre risorse per la ricerca e la formazione».

«Tutte le Università italiane messe insieme non prendono i finanziamenti di uno dei primi 10 atenei di qualsiasi graduatoria mondiale» constata amaramente il professor Luciano Gamberini, dell’Università di Padova, che ha la delegazione nell’ateneo veneto al monitoraggio dei ranking internazionali. «Considerata la mole di Atenei che vengono presi in esame – aggiunge – l’Italia si piazza comunque bene. C’‚ da tener presente poi che il metodo di valutazione varia a seconda dei parametri. Da noi, per esempio, non si tiene conto di posti letto per gli studenti, perchè‚ l’Esu, che pure‚ al servizio dell’Ateneo, non dell’Università». E da Milano si fa notare con orgoglio che se si guarda il risultato ottenuto nell’area disciplinare dell’Engineering and Technology’, il Politecnico si posiziona quest’anno al 48/o posto al mondo (era 63/o nel 2010), «prima università italiana nella storia del rankings Qs a entrare tra le 50 migliori università tecnologiche del mondo».
Fonte: Ansa

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