Una piattaforma per l'università alternativa

Un “Programma per difendere e cambiare l’università”: così è stata denominata la proposta presentata oggi da molte associazioni e sindacati universitari.

Nell’aula Picone del Dipartimento di Matematica della Sapienza si sono riuniti i rappresentanti degli organi firmatari del documento tra cui figurano l’ADU, Associazione Docenti Universitari, l’ANDU, l’Associazione Nazionale Docenti Universitari, l’Associazione Dottorandi Italiani, l’Associazione Professionale Universitaria e ancora CISL Università, FLC CGIL e il Sindacato Universitario Nazionale.

Il fine dell’incontro e della presentazione del programma, come precisa all’inizio della conferenza il Direttore del Dipartimento di Matematica Vincenzo Nesi, è quello di dare una voce concreta alla protesta che in questi giorni monta in tutto il paese, lavorando a una modifica sostanziale del sistema universitario e chiedendo un dialogo con il governo.

A prendere per primo la parola è Giovanni Ricco dell’ADU: “molti ritengono che le proteste siano fatte solo da facinorosi e che il movimento abbia una connotazione esclusivamente politica; niente di più falso. Non sono in protesta solo gli studenti ma tutto il mondo universitario, ricercatori e docenti compresi. I problemi dell’università – prosegue – non riguardano la destra o la sinistra ma tutti noi”.

Mario Broccati, della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, sottolinea in particolare un passaggio del programma che punta il dito sulle norme di reclutamento e sul problema del turn over: “Nell’arco di 6 anni oltre la metà dei docenti universitari andrà in pensione: di fronte a ciò, affermare che se ne sostituirà uno su cinque significa desertificare lo stato dell’università italiana e impoverirla ai limiti possibili”.

Chiude l’incontro l’intervento della professoressa Luigia Melillo, dell’Associazione Professionale Universitaria, che intende rispondere alle discussioni recentemente sollevate sui corsi di laurea a numero ridotto di iscritti: “Premesso che un movimento di ridimensionamento dei corsi universitari è già in atto, ritengo comunque sbagliato tagliare con l’accetta i corsi con pochi iscritti; molti di questi corsi di laurea, infatti, assicurano degli insegnamenti altamente specialistici ed il fatto che non siano alla portata delle folle non significa necessariamente che siano inutili. L’università deve offrire l’opportunità di conoscere realtà anche molto diverse da quelle comuni per dare al cittadino una formazione attiva e un arricchimento personale realmente profondo”.

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