“Una generazione sotto assedio: tra espulsione di massa e precarietà esistenziale”

generazione senza futuro

Una generazione sotto assedio: tra espulsione di massa e precarietà esistenziale. E’questo il resoconto allarmante lanciato dai ragazzi di Link-Coordinamento Universitario, che in una nota giunta in redazione del Corriere dell’Università commentano i dati che riguardano giovani e occupazione. Senza mezzi termini.

“Fu il C.U.N., già alla fine di gennaio, a lanciare l’allarme sul crollo vertiginoso delle immatricolazioni nell’Universita’ italiana (70.000 studenti in meno negli ultimi nove anni di cui 30.000 solo negli ultimi tre); ieri l’ennesimo “bollettino di guerra” pubblicato da Datagiovani, che registra una flessione delle iscrizioni di oltre 38.000 studenti, non fa che confermare quanto il fenomeno della c.d. “Espulsione di massa” dall’università sia ormai un dato di fatto inesorabile.

La fotografia dell’istruzione universitaria nel nostro paese appare particolarmente preoccupante specie nelle regioni meridionali (-20% pari a 24.000 unità), dove gli effetti della crisi si sono abbattuti pesantemente sulla capacità reddituale delle famiglie, determinando l’impossibilità per moltissimi giovani di proseguire gli studi.

Questi dati non destano però sorpresa tra quanti, studenti e ricercatori in primis, si sono battuti contro i tagli e le scellerate riforme degli ultimi governi in materia di istruzione: pesanti tagli all’F.F.O., aumento generalizzato delle tasse universitarie (283 milioni in più negli ultimi 5 anni), moltiplicarsi immotivato dei corsi a numero chiuso e programmato (oramai più del 50% prevedono una selezione iniziale), scarsissima copertura delle borse di studio per gli studenti capaci e meritevoli (anche questo dato risulta disastroso nel Meridione) costituiscono vere e proprie barriere all’accesso ai Saperi, nell’incapacità della classe dirigente del nostro paese di individuare nell’investimento in conoscenza una via di uscita dalla crisi economica in cui si trova ad oggi pesantemente invischiata l’Italia.

Incrociando le statistiche di Datagiovani e il Report delle economie regionali di Bankitalia appare evidente che i dipartimenti umanistici (-11,9 dal 2008) e sociali (-20% dal 2008) sono stati letteralmente depredati del proprio bacino di iscritti in favore di studi dagli indirizzi scientifici.

É bene, però, indagare più approfonditamente questi numeri e le implicazioni sociali che rivelano: sia i giovani laureati che hanno compiuto scelte obbligate verso facoltà scientifiche (nel tentativo di trovare celermente un’occupazione), sia i giovani umanisti ritenuti inutili e quindi non assorbibili dal mercato del lavoro, vivono un doppio dramma testimoniato da due dati interconnessi: da una parte la disoccupazione pari quasi al 40% tra gli under 35 e il dilagare del fenomeno degli “overeducated” per cui il 40% dei laureati triennali tra i 24 e i 35 anni svolge lavori per i quali vengono richieste conoscenze nettamente inferiori a quelle acquisite durante il proprio percorso di studi. Un’analisi distinta merita il crollo delle immatricolazioni nelle (ex) facoltà mediche (-18,7% dal 2008) e di Architettura (-37% dal 2008) e Farmacia (- 34% dal 2008) le cui cause sono da ricercare unicamente nel numero chiuso (la cui incidenza non sarà per nulla smorzata dall’introduzione del sistema del Bonus di maturità) e programmato, vere e proprie barriere insormontabili per migliaia di aspiranti medici, infermieri (nonostante per questi ultimi vi sia una altissima richiesta nel mondo del lavoro) e architetti.

Una intera generazione vive ai margini della società, stretta nella morsa della precarietà lavorativa ed esistenziale, costretta alla svilente condizione di NEET (coloro che né studiano né lavorano che ammontano a più di 2 milioni), espulsa da scuole ed università senza che nessun Governo ponga in essere politiche finalizzate allo stop da dell’ormai enorme bolla formativa”.

“Per fermare la fuga dalle nostre università e dal nostro paese – dichiara Alberto Campailla, portavoce di Link – Coordinamento Universitario – pretendiamo un rifinanziando immediato del Fondo di Funzionamento Ordinario, una riforma del sistema del Diritto allo Studio, lo sblocco del Turn-Over e di ogni barriera all’Università oltre che la cancellazione delle 46 forme contrattuali precarie diffuse nel nostro paese. Questa è la sfida che un qualsiasi Esecutivo dovrebbe porsi e per cui questo autunno ci mobiliteremo fin dall’11 ottobre, prima data studentesca lanciata dall’Unione degli Studenti”.

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