Ripart-Endo da me, un cortometraggio e un progetto social per la prevenzione sull’endometriosi

L’associazione A.P.E. propone alle scuole un cortometraggio e un progetto social per la prevenzione sull’endometriosi.

Spesso, prima ancora della difficoltà di comunicare un problema personale, ci si scontra con l’incapacità di identificarlo come tale, confondendone i sintomi o affidandone l’interpretazione a una controproducente ricerca su internet.

È proprio per fornire uno strumento in grado di orientare le adolescenti di fronte a una patologia ancora troppo poco nota, che A.P.E. – Associazione Progetto Endometriosi ha prodotto un video pensato per la visione e la larga diffusione all’interno delle scuole. Si tratta di un cortometraggio animato che, mostrato in classe previa richiesta da parte degli istituti o dei genitorimira a fare prevenzione e informazione su una malattia più diffusa di quanto si possa pensare, se è vero, come spiega il Dottor Marcello Ceccaroni – direttore del Dipartimento per la tutela della salute e della qualità di vita della donna dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar – che «l’endometriosi è stata riscontrata nel 70% delle adolescenti con dolore pelvico resistente alla terapia con antidolorifici (FANS) o pillola estroprogestinica». 

Nel cortometraggio si mette in luce come la giovane protagonista sia in difficoltà nel processo di scoperta dell’origine di dolori, la cui causa viene puntualmente attribuita “in maniera amatoriale” ai più diversi fattori. È inevitabile quindi che i rimedi siano, di conseguenza, totalmente affidati alla casualità o al sentito dire, producendo danni non solo a livello fisico ma anche psicologico: sensazioni di solitudine e isolamento autoindotto tipico di chi si sente affetto da una malattia che risparmia il resto del mondo. Proprio per evitare tutto questo, continua ancora il Dottor Ceccaroni, «l’informazione sull’endometriosi dovrebbe arrivare al numero di donne più alto possibile, in tutte le età, perché è invece una malattia molto diffusa ma poco conosciuta.

Per diminuire il rischio di trascurare i casi gravi, ridurre in futuro conseguenze legate alla fertilità e danni agli organi infiltrati da endometriosi, la comunicazione deve arrivare in particolare alle più giovani, che troppo spesso, in assenza delle nozioni fondamentali, vengono inviate ad altri specialisti come psicologi e psichiatri». 

Il video prodotto da A.P.E. è uno strumento indispensabile per fare chiarezza e offrire un percorso in una fase decisiva, in quanto già in età adolescenziale è possibile individuare le ragazze a rischio, dando loro l’opportunità di una diagnosi corretta e precoce.

Il cortometraggio è utile per far comprendere alle ragazze l’importanza della visita ginecologica e dell’informazione adeguata sulla malattia, sia per averne consapevolezza, sia per poter essere di aiuto ad un’amica o ad una persona della famiglia nel cercare una diagnosi oppure per essere di supporto nella gestione della patologia.

Il video presenta, inoltre, apine.it, luogo virtuale, dove s’incontrano giovani donne che ogni mese fanno i conti con la patologia. Diventare Apina vuol dire non pensare di essere sola ad avere problemi seri con il ciclo mestruale, ma far parte di un “club di amiche confidenti” che aiutano ad affrontare le paure e a scoprire il proprio “girl power”.

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