Tullio De Mauro sulla Buona Scuola: "Temo sia un passo nel vuoto"

“La Buona scuola? Mi sembra vaga. Quali risorse? Quali tempi? Ho l’impressione che sia un passo nel vuoto”. Ha le idee chiare Tullio de Mauro, 82 anni, linguista, professore, ex ministro della Pubblica Istruzione, intervistato da Panorama riguardo il DDL che arriverà in Parlamento la prossima settimana.
Alla domanda se Renzi riuscirà finalmente a riformare la scuola il famoso linguista risponde: “Il primo abuso è la parola riforma. Ormai si usa per il più banale provvedimento – poi aggiunge – C’è sicuramente più comprensione rispetto al passato, ma si deve capire dove e come riformare. Antonio Ruberti, ex ministro della Pubblica Istruzione, usava la formula “suscitare attese”, annunciare cose che non si possono realizzare. Ho questa stessa impressione leggendo la “Buona Scuola”. Sono buoni annunci, ma vengono ignorati i meccanismi di realizzazione”.
Neanche la consultazione pubblica che ha preceduto il DDL convince il professore: “In Francia è stata fatta una consultazione sulla scuola, ma vennero prima formulate le domande. È stato un metodo serio. La consultazione di Renzi non mi sembra seria”.
Da ex ministro dell’Istruzione, era il 2000-2001 con il Governo Amato, una considerazione sul piano di assunzione che coinvolgerebbe 140.000 precari nel prossimo anno: “E’ impossibile, fuori dalla realtà per ragioni finanziarie. Non si sa dove possano essere recuperati nel bilancio del 2015”.
Non tutti i precari, d’altra parte sono uguali. Così alla domanda se sia corretto assumere in blocco i precari delle graduatorie ad esaurimento, l’editorialista di Internazionale risponde: “Anche questo aspetto mi sembra discutibile. Si dice: assumiamo tutti. In realtà, molti precari sono bravi, molti no. Hanno insegnato con mille difficoltà. E’ stato impossibile per loro aggiornarsi”.
Ma si possono lasciare fuori gli insegnanti che si sono abilitati negli ultimi anni e gli idonei dell’ultimo concorso? “Comprendo le loro proteste. Hanno ragione – dichiara De Mauro – Sono i sopravvissuti che vengono così lasciati ancora nell’indeterminatezza. Servivano concorsi con cadenza biennale, come del resto era previsto dalla legge”.
E sugli incentivi? Basteranno 60 euro in più in busta paga per dare nuova linfa alla vocazione dei nostri professori? “Da ministro feci avere un aumento di 100 euro – racconta il linguista romano – L’Ocse dice che c’è una relazione tra retribuzione economica e produttività. Il deprezzamento finanziario attrae solo santi missionari”.
Capitolo lingue straniere: nel DDL La Buona scuola è previsto un potenziamento dell’insegnamento fin dalle elementari, ma De mauro spiega le proprie perplessità: “Nel piano del governo si dice che bisogna studiare più lingue straniere, ma gli insegnanti alle elementari non ci sono. Manca la competenza. Si è provato a formare docenti d’inglese con 50 ore, purtroppo non è così che si impara a insegnare”. Un esempio della reale posizione data alle lingue straniere nel nostro Paese sembra darlo il premier con il suo inglese a volte stentato: “Utilizzato in quel modo è inutile, ma ci fa sentire più sicuri ci veste di internazionalità a buon mercato – speiga De Mauro -Non è altro che il latino usato dall’Azzeccagarbugli con Renzo. Chi sa parlare davvero l’inglese ha imbarazzo a parlarlo”.
Infine una riflessione sul sistema scuola-politica e sulle enormi difficoltà che si incontrano ad ogni tentativo di riforma: “Non si è mai riuscita a riformare perché la classe politica, imprenditoriale ha sempre nutrito una diffidenza verso l’istruzione. Queste classi non amano la crescita del livello d’istruzione. Norvegia e Finlandia erano paesi poveri ma hanno puntato sull’istruzione a partire dalla bellezza degli edifici. Qui gli unici edifici di valore sono quelli di Reggio Emilia e Ferrara –  e quando l’intervistatore gli fa notare la somiglianza di queste parole con quelle spesso pronunciate da Renzi, il professore risponde – Giuseppe Bottai che era un razzista, ma un grande ministro, per i primi sei mesi preferì ispezionare le scuole senza nessun preavviso. Questo significa andare a vedere seriamente le scuole”.

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