Troppi corsi e "fuoricorso"

fuoricorso.pngUn sistema universitario è valido se è strutturato in modo tale da rispettare alcuni parametri, fondamentali: in Italia abbiamo un numero eccessivo di studenti “fuoricorso”, che rappresentano ben il 40,7% della popolazione studentesca degli atenei presenti sul territorio nazionale. In pratica 4 universitari su 10 non sono in regola con il proprio corso di studi e questo influisce negativamente su tutte le dinamiche del settore. Come se non bastasse c’è anche una proliferazione eccessiva di corsi: un ginepraio che ha toccato il ragguardevole numero di 5.734. Francamente troppi.
Queste le due maggiori criticità emerse oggi alla presentazione del nono Rapporto sullo stato del sistema universitario, illustrato dal ministro dell’Istruzione – Mariastella Gelmini – e dal presidente del Comitato di valutazione del sistema universitario (Cnvsu), Luigi Biggeri. Una fotografia dell’Università di casa nostra che mette nero su bianco alcuni dati oggettivi e trend preoccupanti su cui riflettere.
Meno matricole. L’indagine rivela anche che si riduce il numero degli immatricolati che si attesta nel 2007 sulle 308 mila unità (a fronte di un numero totale degli iscritti stabilizzato da circa quattro anni a 1 milione 800 mila unità) e che otto matricole su dieci scelgono di iniziare il proprio percorso formativo nella regione di residenza.
Più corsi. Sul versante dell’offerta, si registra una consistente polverizzazione territoriale – dal 2001-2002 i corsi sono aumentati del 77,3% – con il fenomeno da un lato della presenza di corsi di studio con meno di 10 immatricolati (10,1%), dall’altro dell’incremento dei comuni sede di corso universitario saliti a quota 246.
Pochi “regolari”. Spiccano le percentuali degli «abbandoni» attestata al 20% e degli studenti inattivi, che cioè non hanno sostenuto esami nell’ultimo anno, a quota 22,3%. E se il gettito di laureati è di oltre 300 mila unità all’anno, meno di uno su tre si laurea nei tempi regolari, il 30% con un anno di ritardo, uno su sei con due anni di ritardo e aumenta all’11% la percentuale di coloro che si laureano con tre anni di ritardo.

Manuel Massimo

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  1. Qui si fa di tutta l’erba un fascio. Spesso si va fuoricorso per problemi familiari, economici o di salute. Questo rapporto è un po’ troppo superficiale. Facile! Comodo!

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