Tasse pazze a Lecce? Risponde il Rettore

Gli studenti dell’Università del Salento la chiamano “Questione tasse pazze”. L’appellativo si riferisce al nuovo sistema contributivo che, seppur lecito, sta causando malcontento tra gli studenti.

Gli studenti dell’Università del Salento la chiamano “Questione tasse pazze”. L’appellativo si riferisce al nuovo sistema contributivo che, seppur lecito, sta causando malcontento tra gli studenti. Fino allo scorso anno il criterio per aver accesso alle agevolazioni fiscali era rappresentato dal reddito ma in seguito ad una decisione del cda è stato stabilito che si prenderà in considerazione anche il merito.

“Giusto e legittimo se la pressione fiscale riguardasse tutti – hanno spiegato gli studenti di UDU – l’aumento riguarda gli studenti con redditi bassi che dovranno attestare i propri meriti per proseguire gli studi. Per le fasce reddituali alte non è cambiato nulla, continueranno a studiare solo coloro che meritano di essere ricchi”.

Nell’ateneo è scoppiata la protesta “Io non merito l’aumento” con tanto di fotopetizione e un messaggio preimpostato da inviare al Magnifico Rettore d’ateneo Domenico Laforgia: “Caro Rettore, sono uno studente iscritto all’Università del Salento, anche se ancora per poco! Purtroppo mi sono trovato costretto a dover scegliere se continuare gli studi o non permettere alla mia famiglia di arrivare a fine mese…” si legge nel messaggio.

Il Rettore ha spiegato che l’ateneo ha subito tagli complessivi di 14 milioni di euro tra il 2010/2011 e quindi è stato necessario tagliare ogni spreco: “Siamo stati i primi in Italia ad eliminare ogni indennità di carica e i gettoni di presenza. Io ho rinunciato alla mia indennità dal momento in cui mi sono insediato e se mantenere sani i conti dell’ateneo vuol dire fare cassa devo rispondere che una sana amministrazione può comportare sacrifici per tutti quelli che fanno uso dei suoi servizi”.

L’università continuerà ad essere per tutti ma nel rispetto di un criterio di merito che sta alla base della formazione: “Restiamo sempre molto al di sotto della contribuzione media nazionale. Il diritto allo studio è garantito dallo Stato e dalle Regioni, l’università in mancanza di sostegno dall’esterno può intervenire solo in funzione di criteri meritocratici. Non si può accettare che un giovane, anche se in difficoltà economiche, resti fuoricorso per anni senza pagare in alcun modo i costi dell’ateneo” ha affermato.

Durante l’ultimo Cda, Marco Adamo e Massimiliano Gervasi dell’UDU hanno chiesto l’inserimento di un punto sul modello di contribuzione che troverà discussione nel prossimo cda previsto per il 15 marzo. “Quando gli studenti sostengono che ci sono problemi di equità nella contribuizione mi sorprendono e preferisco approfondire, ho chiesto alla commissione specifica di valutare queste affermazioni e, se vere, trovare delle soluzioni ottimali. Resta però il principio, sul quale sarebbe pura demagogia e populismo dissentire, che prevede una contribuzione in base a valutazioni di  merito e di reddito insieme. L’idea di alcuni è che l’università sia un supermarket dove si prende tutto senza pagare è profondamente sbagliata” ha dichiarato Laforgia.
Martina Gaudino

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Corsi Universitari di Educazione ai Diritti

Next Article

Con Mad in Italy i folli restano in Italia e sono creativi

Related Posts
Leggi di più

Un fondo per le iniziative degli atenei sulla legalità: “I giovani non sanno chi erano Falcone e Borsellino”

Presentato al Senato il fondo di 1 milione di euro a disposizione delle università italiane per diffondere le cultura delle legalità con seminari ed incontri. La ministra Maria Cristina Messa: "In questo modo rendiamo organiche iniziative che fino ad oggi erano state solo sporadiche e lasciate alla volontà di ogni singolo ateneo".
Leggi di più

Gran Bretagna, niente visto speciale per i nostri laureati: le università italiane considerate “troppo scarse”

Il governo britannico mette a disposizione una "green card" per attrarre giovani talenti e aggirare così le stringenti regole imposte dalla Brexit. Potranno partecipare però solo chi si è laureato in una "università eccellente" in giro per il mondo. Dall'elenco però sono state esclusi tutti gli atenei italiani considerati quindi non all'altezza in basse ai risultati nelle più prestigiose classifiche mondiali.