Studenti in piazza contro la Maturità di Bianchi. Biancuzzi (Rete studenti medi): “No agli scritti dopo oltre due anni di pandemia”

Gli studenti chiedono un elaborato che valorizzi il percorso individuale. E riguardo le cariche della polizia: “Nostre piazze pecifiche. Chiediamo con forza che si introduca il numero identificativo per sapere quando qualcuno usa la divisa per andare oltre il proprio ruolo”

Dopo la presentazione dell’ordinanza sulla Maturtià 2022 da parte del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, due prove scritte ed un colloquio orale – lo scorso anno c’è stato solo il colloquio -, gli studenti hanno reagito in disaccordo con la decisione di viale Trastevere, proclamando lo sciopero generale per venerdì 4 febbraio. Nei mesi scorsi era stato anticipata la possibilità che nell’esame di Stato del 2022 ci fosse almeno uno scritto di italiano. Tommaso Biancuzzi è il coordinatore della sigla maggiore tra le associazioni studentesche, Rete degli studenti medi, che venerdì scenderà nelle piazze di tutta Italia per chiedere una maturità diversa da quella decisa dal ministero.

Perché non volete l’esame di Stato così come deciso dal ministero?

“Il cambiamento improvviso è stato sentito in modo così forte che gli studenti in pochi giorni hanno organizzato piazze in tutta Italia: Genova, Verona, Milano, Padova, Venezia, Roma, Perugia, Bari, Palermo e tante altre città. Abbiamo lanciato una mobilitazione generale perché gli studenti si sentono veramente traditi in questo momento; non riusciamo a spiegarci perché chi ha vissuto un anno di covid e di dad abbia avuto una certa maturità, chi ha avuto due anni un altro, mentre chi ha avuto tre anni su cinque in queste condizioni non debbano avere lo stesso trattamento”.

Una seconda prova scritta con una costruzione lasciata alle scuole non è una rassicurazione?

“Questo ibrido mostruoso ha un solo scopo molto preciso e quasi apertamente dichiarato: poter permettere al ministro Bianchi di dire stiamo tornando alla normalità, è tutto a posto. Ma se questo non è vero e se il covid nelle scuole esiste e i dati che fornisce Bianchi sono, a voler essere generosi, molto fantasiosi, è una cosa di una disonestà intellettuale incredibile. Come si fa a parlare di normalità quando una generazione di ragazzi e ragazze ha vissuto più del 50% della loro esperienza scolastica in queste condizioni? Non è il fatto di essere rassicurati che la seconda prova sia interna – dove tra l’altro non ci sono neanche ancora delle linee guida nazionali sul come farla – ma la sua sola esistenza è un insulto. Sarebbe come dire loro è vero che hai sofferto, lo capisco, ma non intendo fare niente l’importante è che la mia narrazione continui, anche a discapito dei fatti”.

Qual è la vostra idea di maturità?

“Noi la nostra idea di maturtià ce l’abbiamo chiara. Noi andremo portando quella: un esame che non verta, non tanto sul nozionismo acritico o sul fatto sull’idea, molto italiana, che per dimostrare di avere le competenze bisogna soffrire, e quindi più scritti se no l’esame non è serio, ma partendo da un elaborato costruito con lo studente nell’arco di tutto l’ultimo anno scolastico che tenga conto di interdisciplinarietà e personalizzazione. Che non si limiti alle anguste mura dei programmi scolastici ma che sappia mettere in luce quello che è il percorso individuale dello studente. Cosa che attualmente è l’esatto contrario visto che è una prova standardizzata”.

Secondo te perché il ministro non ha mai cercato un rapporto diretto con le associazioni studentesche?

“Noi lo abbiamo incontrato una sola volta durante l’esposizione del Pnrr per la scuola. E già in quella sola occasione ci fu mostrato il progetto senza avere la possibilità di avere delle risposte alle nostre domande in merito. Molte promesse, quelle si: tavoli sulla maturità, sul benessere psicologico, sulla didattica, sul pcto. Non ne abbiamo visto uno. Questo è lo stile di Bianchi, e se vogliamo un po’ del governo in generale dove si decide tutto a tavolino senza il confronto con le parti sociali, ed è un brutto vizio che questo ministero ha di non ascoltare chi la scuola la vive e la fa. Forse perché Bianchi non ha un reale margine decisionale? Non lo so”.

Saranno piazze per la Maturità o riguarderanno anche i fatti di Udine?

“Per noi quella è una ferita aperta che brucia tantissimo. Impossibile pensare che una mobilitazione così ampia e vasta che sta raccogliendo l’adesione di così tanti studenti non tenga conto di quanto avvenuto. Le piazze saranno contro questo modello di maturità e anche contro questa idea del Ministro di poter decidere senza nessun confronto e questo toccherà inevitabilmente anche il tema del pcto. Sia perché è intrinsicamente legato all’Esame di Stato e sia perché, appunto, anche qui dopo quello che è successo ci saremmo aspettati quanto meno un’intelocuzione, ma ciò non è avvenuto. Saremo in piazza contro un ministro che non ascolta”.

Avete paura possano nascere scontri o cariche della polizia come avvenuto la scorsa settimana?

“Io credo che nessuna persona sana di mente caricherebbe degli studenti pacifici che si trovano in piazza perché dissentono dalle decisioni scellerate di questo ministero. Siamo rimasti sconvolti da quanto successo a Torino, Milano e Roma. Le nostre sono sempre state piazze pacifiche e quindi non ci aspettiamo che qualcuno possa decidere di caricare degli studenti. La solidarietà che è arrivata dalla politica in tal senso vanno bene ma deve poi essere seguita dai fatti. E parlo nello specifico che chi ha la responsabilità di aver pestato a sangue degli studenti minorenni possa poi venire identificato. Quindi noi chiediamo con forza che si introduca il numero identificativo per sapere quando qualcuno usa il proprio ruolo e la propria divisa per andare oltre il suo compito. Se la politica vuole fare qualcosa si impegni a fare questo”.

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