Storie di ordinario precariato

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Dalla legge Biagi alla Fornero nulla è cambiato. Sono tanti i giovani che speravano di abbandonare finalmente il precariato, e invece sono ancora lì, con il contratto a progetto, a sperare in una riconferma che forse non arriverà.

Stefano, Tamara, Lorenzo, sono solo alcuni dei giovani rimasti impegolati nelle giravolte delle riforme del mercato del lavoro. Ma il precariato resta.

“Quando ho sentito che si voleva riformare il mercato del lavoro – racconta Stefano alla Repubblica – mi sono detto: peggio di così non può andare. Avevo tante aspettative. Poi non è cambiato nulla”. Stefano da 10 anni lavora in una cooperativa che assiste gli alunni disabili a scuola. Il precariato lo accompagna da sempre.

Tamara è entrata in un’importante azienda di intimo, ma il suo apporto era pari a zero. “Non decidevo assolutamente nulla –racconta. L’azienda mi diceva quanti e quali prodotti ordinare, non potevo neanche scegliere cosa mettere in vetrina. Nessuna responsabilità a parte quella di non lasciare mai il negozio scoperto e così non potevo permettermi di assentarmi mai. Niente ferie, nessuna liquidazione”.

Eppure la legge Fornero puntava proprio a cambiare questa situazione. Nel testo, infatti, si legge “Il progetto deve essere funzionalmente collegato a un determinato risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente”. E ancora: “Il progetto non può comportare lo svolgimento dei compiti meramente esecutivi o ripetitivi”.

Nulla da fare. La situazione non è cambiata. A denunciarlo, in una nota, è anche la Confindustria che si scaglia contro la riforma del mercato del lavoro: “L’obiettivo di dare stabilità ai giovani ha comportato nei fatti vincoli eccessivi con l’effetto negativo di ridurre l’occupazione”. Troppa rigidità, quindi, in contrasto alla troppa flessibilità precedente. I giovani, intanto, restano precari.

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