Statale di Milano, infiamma la polemica: salgono le immatricolazioni ma mancano gli spazi

Alla Statale di Milano è boom di immatricolazioni nelle facoltà umanistiche, in particolare Lettere, Beni culturali e Lingue. Il numero degli studenti è iniziato a crescere all’indomani dello stop del Tar al numero chiuso. L’eccesso si registra nelle facoltà di Lettere (a iscrizioni ancora aperte  gli iscritti sarebbero già 615, più dei posti messi a bando, 580), Beni Culturali (673 iscritti a fronte di un tetto previsto di 530) e Lingue (già 868 matricole, con il limite che era fissato a 650). Il numero chiuso adottato dall’università meneghina aveva ricevuto l’ammonimento da parte del Tar del Lazio che indicava in un investimento statale maggiore, e non in meno università, la soluzione. Per i soldi promessi dal Ministero bisognerà aspettare la finanziaria di fine ottobre e le lezioni sono iniziate. 

“Gli studenti fanno lezione seduti sui gradini, il numero di immatricolazioni è già troppo alto e crescerà ancora, i corsi di Lettere e Beni Culturali sono a rischio chiusura, così come quello di Lingue – commenta al Corriere della Sera il rettore Gianluca Vago – Come avevamo previsto. Il test d’ingresso era e resta necessario”. Sono di tutt’altro avviso gli studenti. “È ancora tutto da vedere e abbiamo gli strumenti necessari per risolvere il problema nel caso il numero dei docenti si riveli insufficiente», afferma Andrea Ceriani, rappresentante degli studenti nel Cda della Statale e anche presidente del Clds, il coordinamento nazionale per il Diritto allo studio. “L’università dovrebbe adeguarsi al numero di studenti che si iscrivono e non impedire agli studenti di iscriversi”, afferma il coordinatore dell’Unione degli universitari Milano Carlo Dovico.

I problemi reali, però, sono quelli comuni a molte università italiane che negli anni hanno preferito pagare ingenti affitti a privati invece di investire nell’aumento di spazi per una popolazione, come quella universitaria, che andrà a crescere con l’aumento delle specializzazioni in ambito lavorativo, e non a diminuire. Il recente rapporto Ocse parla chiaro: la popolazione di laureati deve aumentare, insieme all’aumento delle possibilità in ambito lavorativo. “Il problema degli spazi è strutturale e non emergenziale – continua Dovico – assumere nuovo personale docente, ampliare le linee dei corsi, ampliando le strutture”. Perfino lo spostamento della cittadella nell’area dell’ex Expo, ad oggi, non farà guadagnare i dovuti spazi ad una popolazione universitaria già in crescita. “Questa amministrazione ha già leso un diritto ed è stata richiamata dalla giustizia amministrativa – conclude – ora trovi le risorse necessarie per provvedere all’applicazione di quel diritto”. 

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