Spike Lee: i cento film per diventare cineasti

spike lee e cineasti

I cento film per diventare cineasti  Il regista americano ha stilato un elenco per i suoi studenti della New York University. Fanno rumore gli esclusi eccellenti: Chaplin, Lynch e Bergman, mentre gli italiani sono ben rappresentati

La storia del cinema in soli 100 film. A cimentarsi nell’impresa stavolta non è il solito blog di studenti appassionati, ma uno dei registi più amati e discussi: Spike Lee.

Il regista americano ha stilato la lista, i 100 film da conoscere se si vuole diventare veri cineasti, per i suoi studenti di cinematografia alla New York University, dove insegna da diversi anni.

“Per realizzare bei film bisogna guardare bei film – ha dichiarato Spike Lee – cerco di educare i miei ragazzi con grandi pellicole che però non possono essere solo di Hollywood”.

LEGGI L’ELENCO 

i 100 film I cento film

Nell’elenco non mancano grandi nomi del passato come Alfred Hitchcock, Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Steven Spielberg e Orson Wells, ma c’è spazio anche per le sorprese come la presenza di Mel Gibson con “Apocalypto”, di Neill Blompkamp con “District 9” e Woody Allen con “Zelig”.

Com’era prevedibile molti amanti del cinema sono rimasti scontenti per le eccellenti esclusioni, come quella di Charlie Chaplin, John Ford, David Lynch e Ingmar Bergman, per non parlare di quella di Quentin Tarantino, al quale Lee non ha mai perdonato l’utilizzo nei suoi film della parola “nigger”.

Nutrita, invece, la presenza del cinema italiano, con tre film di Federico Fellini, due di Roberto Rossellini, Vittorio de Sica e Bernardo Bertolucci, e uno di Gillo Pontecorvo.

A guardare bene la lista risulta chiaro il filo rosso che lega molte delle pellicole scelte dal regista di “Fai la cosa giusta”.

Film come “Odio” di Mark Robson (uno dei primissimi film hollywoodiani con un protagonista di colore, nel 1949), “Il buio oltre la siepe” di Robert Mulligan, i due capolavori di David Lean “Il ponte sul fiume Kwai” e “Lawrence d’Arabia”, il musical “West Side Story”, “Orfeo negro” di Camus, “La calda notte dell’ispettore Tibbs” di Norman Jewison, il sudafricano “District 9” e “Piccoli affari sporchi” di Stephen Frears parlano tutti di odio razziale e di violenza, temi da sempre al centro dell’attività di Spike Lee.

Il resto dell’elenco, che riportiamo qui sotto, è ovviamente molto soggettivo, e in fondo è interessante proprio per questo.

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