SENTI CHI PARLA? Viaggio tra le frequenze universitarie

C’è quella che prende il nome dal numero di Avogadro (6,022·1023) in onore al chimico che denomina la sede dell’ateneo, quella che fa riferimento ad una bibita all’anice tipica dei chioschi della propria città, quell’altra che fa assonanza con la seconda delle radio Rai. Tra le università statali se ne contano 43 di cui 28 oggi attive. Sono le web radio universitarie, emittenti gestite dagli studenti che hanno visto un’apripista: Facoltà di Frequenza fondata a Siena nel 1998, on-line dal 2000 e in simulcasting (sfruttando web ed FM) dal 2001.

Delle 65 università pubbliche, quindi, il 60% ha o ha avuto al suo interno una radio. Dalla nascita della prima web radio d’ateneo italiana si sono poi aggiunte Fuori Aula Network di Verona, Radio Bue di Padova, Radio Frequenza di Teramo, SanbaRadio di Trento e via via le altre. Si tratta di un fenomeno giovane, non solo per i protagonisti che ne fanno parte, ma per il loro recente sviluppo che abbraccia appunto gli ultimi 15 anni di storia della comunicazione.

Caratteristiche immancabili di una radio d’ateneo sono la libertà creativa, l’entusiasmo e la possibilità di sperimentare. Facoltà di Frequenza sboccia come laboratorio di varie tipologie d’espressione e non a caso a Siena è nata anche la laurea specialistica in Radiofonia e linguaggi dello Spettacolo e del Multimediale, unico corso di laurea italiano dedicato al mondo della radio.

Nel 2002 l’idea degli studenti del corso di laurea in Scienze della comunicazione dell’Ateneo di Padova che porta all’avvio di Radio Bue diventa anche fonte di una tesi di laurea.

In molti casi la nascita di una radio accademica è stata preceduta da una fase di appoggio alle frequenze di radio locali, come nel caso di Fuori Aula Network che nel 2005 diventerà autonoma e on-line 24 ore al giorno. Lo sviluppo della tecnologia del web ha favorito la realizzazione di redazioni radiofoniche indipendenti, data invece la difficoltà italiana di dar vita a radio in modulazione di frequenza.

A incrementarne lo sviluppo, poi, il progetto del 2007 UnyOnAir di Radio24 del Sole 24 ORE che ha offerto a studenti e università (anche private) l’opportunità di partecipare a laboratori didattici formativi per acquisire le necessarie competenze tecniche, editoriali e gestionali. Dall’adesione al progetto nascono [email protected] di Salerno, RadiOrientale di Napoli, Rumore di Modena e Reggio Emilia, RadioEco di Pisa e Radio Ca’ Foscari di Venezia.

Nel 2006, a Firenze, un gruppo di 18 persone tra studenti e operatori del mondo radiofonico danno vita a RadUni, l’associazione culturale che riunisce 26 radio universitarie, sostenitrice dei loro progetti favorendo il contatto con i protagonisti del settore della comunicazione (dall’Agcom alla Siae).

C’è però anche una pagina dolorosa, quelle delle emittenti universitarie che non ce l’hanno fatta a sopravvivere. È il caso, tra le altre, di Bicocca, Foggia (Radio Campus Village) e Cosenza. Quest’ultima, PonteRadio del calabrese Campus di Rende, ha concluso la sua esperienza dopo sei anni di attività. Tutto è cominciato, o meglio finito, nella fase di cambio generazionale tra chi lasciava e chi entrava  prendendo le redini per un entusiasmante e appassionato ritorno in onda.

Clamorosamente oggi è muta anche Facoltà di Frequenza di Siena a causa dei mancati rinnovi della convenzione stipulata con la detentrice delle frequenze e di tutta l’attrezzatura tecnica. Vittima dei tagli che non hanno risparmiato neanche la radio universitaria fonte di ispirazione di molte altre.

Il fenomeno delle radio di ateneo, nato a volte per scommessa, emulazione o sano spirito goliardico e associazionistico, ha in pochissimo tempo sviluppato una professionalità tale da trasformare l’improvvisazione di un piccolo laboratorio artigianale in una strutturata organizzazione, senza però mutare lo spirito di libertà, di innovazione e costante sperimentazione che lo caratterizza.

L’ambizione di ogni staff radiofonico universitario è quello di trovare un riscontro non solo verso il pubblico studentesco ma anche un’apertura alla popolazione giovane della città. Non solo, spesso gli ascoltatori più assidui provengono da oltre i confini nazionali perché il web, si sa, non conosce frontiere.

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Un “dottore” vale l’altro?

Next Article

SPECIALE UNIVERSITA' TELEMATICHE. Il titolo? Lo prendo a distanza

Related Posts