Se la riforma arriva per decreto

sapienza.jpgIl rettore della Sapienza Renato Guarini non usa mezzi termini: «Sono state introdotte misure nelle pieghe di un provvedimento di finanza pubblica elaborato dal ministero dell’Economia senza che su questo intervenisse in forma esplicita il ministero competente per l’università: la riforma è dunque stata varata silenziosamente, sotto mentite spoglie, senza che mai venisse nominata come tale e senza che il pubblico fosse correttamente informato». Oggetto del contendere: il varo della manovra finanziaria estiva ed il decreto 112 approvato dal governo il 25 giugno scorso.
Un provvedimento già al centro delle polemiche nel mondo accademico, come dimostrano le tante prese di posizione di questi giorni: tutte contrarie al famigerato “112”. Dal canto suo Guarini sottolinea che: «Questa manovra inciderà in modo veramente pericoloso sul sistema universitario: c’è un taglio indiscriminato dei fondi che non risponde ad un’ipotesi di organizzazione dell’università». Nello specifico, per la Sapienza, il taglio complessivo in 5 anni (2009-2013) è stimabile in circa 160 milioni di euro. Nel dettaglio sono circa 116 i milioni di euro che saranno tagliati all’ateneo romano nel quinquennio alla voce «fondo di finanziamento ordinario», mentre tagli per 44 milioni di euro sono previsti nell’ambito della razionalizzazione della spesa.
A questo si aggiunge il problema «del blocco del turnover al 20% – ha detto Guarini – che riguarda sia il personale docente che quello tecnico amministrativo e che non assicura l’entrata nell’università dei giovani né la sistemazione dei precari. Le università – ha continuato – vanno quindi verso il declino senza avere la possibilità di ricambio». A fronte dei tagli e del blocco del turnover il rettore non ha escluso che nel prossimo anno accademico si possa anche verificare un «blocco delle lezioni».
«Non respingiamo tutta la manovra – ha spiegato Guarini – ma affermiamo il principio che si possono introdurre cambiamenti, razionalizzando, senza però alterare la natura dell’università pubblica». Tra le misure che riguardano le università italiane legate all’approvazione del decreto 112 anche «la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato – ha spiegato il rettore – perché si vuole introdurre improvvisamente un modello di università privata, quando noi invece abbiamo per tanti anni sostenuto e seguito un modello di università europea nel quale bisogna fare ricerca, didattica e soprattutto assicurare la conoscenza e la sua trasmissione ai giovani di tutti i ceti sociali. Se andremo verso il modello privato della fondazione – ha concluso – bisognerà reperire i fondi in altro modo e la prima conseguenza sarà l’aumento delle tasse per gli studenti».
Manuel Massimo

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