Riflessioni dal libro del Giudice Cantone

dscn0412.JPG“E’ una persona normale che ha fatto delle cose straordinarie”. E’ il saluto e la presentazione che Geo Nocchetti, giornalista del Tgr Campania, ha rivolto a Raffaele Cantone, magistrato della Corte di Cassazione, oggi 27 maggio 2009, in occasione del forum organizzato con gli allievi della Scuola di giornalismo dell’Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.
Il romanzo di Cantone “Solo per giustizia” ha dato lo spunto per una riflessione approfondita sul rapporto tra la magistratura e i mezzi di informazione. Il dibattito ha coinvolto anche Massimo Milone, caporedattore Tgr Campania, Silvio Lugnano, ordinario di criminologia all’Università Suor Orsola Benincasa e Lucio D’Alessandro, preside di Scienze della Formazione e direttore della scuola di giornalismo.
“Credo che il rapporto tra l’autorità giudiziaria e il giornalismo – ha detto il giudice – sia il grande tema della democrazia italiana”. Secondo Raffaele Cantone l’informazione non deve essere solo il cane da guardia del potere, ma il cane da guardia delle regole nel senso più ampio del termine. “Il giornalista che fa una buona cronaca giudiziaria – ha proseguito – è quello che legge oltre i documenti, che cerca di scoprire quello che c’è dietro, animato da una sana curiosità intellettuale. Da questo punto di vista il lavoro che ha fatto Roberto Saviano è notevole: è riuscito a scrivere in una forma accattivante cose che tutti conoscevano ma che non sono riusciti a comunicare in modo efficace”.
In riferimento all’importanza di un lavoro giornalistico professionale e corretto, Cantone ha ricordato come spesso gli articoli di Rosaria Capacchione, giornalista de «Il Mattino» di Napoli, abbiano suggerito una lettura diversa dei fatti indispensabile a sollecitare nuove intuizioni nel corso delle indagini.
“Non credo che tornare in prima linea significhi necessariamente tornare in Procura”, ha risposto Cantone all’invito del prof. Lugnano di riprendere la sua attività di giudice. Per Cantone l’impegno è anche scrivere e raccontare.
Le domande dei praticanti della scuola hanno spaziato dalla riforma che ha istituito le direzioni distrettuali antimafia alla difficoltà di vivere sotto scorta, passando per un commento sul ruolo dei magistrati in politica e sulle intercettazioni. Secondo il magistrato, l’istituzione delle dda ha dato uno slancio importante all’attività investigativa, ma è fondamentale trovare dei regolamenti che garantiscano l’autonomia come la verifica delle responsabilità. “
La mia libertà di movimento è molto limitata
– ha risposto il magistrato alla domanda sulla sua vita sotto scorta – ma la mia libertà intellettuale non ha limiti e lo rivendico con orgoglio”.
Dopo la pubblicazione ha riletto il suo libro e si è chiesto se fosse stato giusto scriverlo? la risposta è stata un si.

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