Regeni, tutor di Cambridge: “Pronta a collaborare”

Colaicco: “Uma mail Giulio aveva raccontato agli amici di aver fatto presente alla docente che fare questa attività in questo modo e con questi contenuti al Cairo gli avrebbe causato dei problemi”

Dopo oltre 5 anni qualcosa si muove nell’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. E arriva proprio da chi lo ha sentito nelle ultime settimane di vita del ricerctorie italiano, a Cambridge l’ex tutor del friulano, Maha Abdelarahman, si è detta “pronta a collaborare”.

Nei giorni scorsi la delegazione della Commissione di inchiesta, presieduta Erasmo Palazzotto, che sta ricostruendo le azioni della Procura di Roma, ha sentito tra gli altri proprio la docente: “Voglio cooperare, Giulio era un ragazzo brillante”, avrebbe detto ai delegati del Parlamento.

L’affermazione, però, è in contrasto con quell’atteggiamento per nulla collaborativo che la docente ha mantenuto per molti anni. A fine 2020, il sostituto procuratore Sergio Colaicco, insieme al procuratore di Roma Michele Prestipino, avevano parlato di “assenza di volontà da parte della professoressa di collaborare alle indagini relative alla tortura del suo studente“. La reticenza della tutor gettava “ombre e non detto. Soprattutto riguardo il numero di volte che aveva sentito e visto Regeni prima e durante la permanenza in Egitto. Entrando in contradizione con le evidenze”.

“Di fatto oggi l’Università di Cambridge non manda più ricercatori in Egitto”, ha affermato Massimo Ungaro (Italia Viva) uno dei deputati della delegazione. “Arrivati a Cambridge abbiamo avuto la piena disponibilità delle istituzioni universitarie”. E a Repubblica l’onorevole accenna al fatto che la Abdelrahman fosse “emotivamente provata”, tanto che i lavori stessi sembrerebbe siano stati interrotti per una pausa. Il resoconto ufficiale verrà reso noto dalla Commissione nei prossimi giorni.

Nel 2019 il magistrato Colaicco aveva spiegato alla commissione che in “una mail Giulio aveva raccontato agli amici di aver fatto presente alla docente che fare questa attività in questo modo e con questi contenuti al Cairo gli avrebbe causato sicuramente dei problemi, come accaduta ad una sua collega dello stesso Ateneo espulsa dal Paese nel 2018″. Lo stesso ministro Di Maio ha affermato che “non si potrann riprendere i pieni rapporti con l’Egitto finché non verrà fatta piena luce sulla morte di Regeni”. Il processo sulla morte di Giulio Regeni si aprirà il 14 ottobre a Roma, gli accusati sono quattro membri dei servizi segreti egiziani che risponderanno del reato in contumacia.

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