Raccomandazioni all’Università. Le intercettazioni a Perugia: “Tutto a posto. 30, e ringrazia il capo”

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“Tutto a posto. 30. Grazie e ringrazia il capo”. Ecco il sistema messo in piedi per raccomandare uno studente di Odontoriatria. Siamo all’Università di Perugia, dove le forze dell’ordine hanno reso note le intercettazioni telefoniche relative al settembre 2012, tra Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria e la professoressa Gaia Grossi, ordinaria di Chimica generale ed ex assessore alle Politiche sociali.

“Senti pisché, ti devo chiedere una cortesia. Tu una tale Romani di patologia generale la conosci?”. “Luigina Romani? L’assistente del rettore? Come no, certo, perché, che c’è?”.

Siamo di fronte a una serie di contatti telefonici per raccomandare uno studente che ha urgenza di aprire uno studio medico a Terni, ma teme che qualche collega più danaroso arrivi prima di lui e rubi la fetta di mercato. Entra in gioco in prima persona il padre del giovane, che si rivolge all’ex governatrice dell’Umbria: si deve superare assolutamente l’esame di patologia generale entro un mese. Lei si mette subito al lavoro. Ma anche i carabinieri dei Ros di Firenze, che registrano tutto.

Ne esce fuori uno spaccato inquietante della realtà nelle Università italiane. La professoressa Grossi accetta subito di buon grado:  “Ho capito, ha bisogno di non essere fermato ingiustamente, diciamo così, per qualche finezza accademica”. “Ecco ecco, brava, hai capito perfettamente, Gaia mia” – risponde la presidente Lorenzetti: “Noi siamo concrete e pratiche senza tante seghe. Insomma, questa è l’ansia di chi dice: “Io non è che sono figlio di papà, sono uno normale che però sto più avanti di quest’altro, allora vorrei arrivare prima”.

Il 6 settembre la professoressa Grossi annuncia alla amica Maria Rita di aver parlato con il rettore, il professor Francesco Bistoni, ordinario di microbiologia. “Lo vedo domani pomeriggio perché queste cose è meglio farle di persona, comunque si è prosternato perché gli ho detto da chi viene. “A disposizione” (ride). Ti faccio sapere domani… Però insomma la persona è molto molto, molto vicina a lui, è la sua allieva”.

Il giorno dopo conferma: “Fatto!”. “Sei grande”, le risponde Lorenzetti. E la prof risponde entusiasta: “Come si diceva, a noi chi c’ammazza?”. Lorenzetti però vuole vederci chiaro: “Il ragazzo deve avere qualche informazione o va tranquillo?”. Risponde la professoressa: “Lui (il rettore, ndr) ha detto: “Cosa fatta”.

Il papà dello studente non si accontenta: vuole avere in anticipo le domande dell’esame. E così comincia a fare pressioni su Lorenzetti, che torna alla carica, insieme ala professoressa Gaia Grossi: la Romani (professoressa del corso in patologia ndr) non sembra aver capito che c’è un trattamento particolare per il ragazzo:  “Allora bisogna proprio che Frà (Francesco, il rettore, ndr)… Gli devi dire, guarda, proprio per le ragioni che ti ho detto io ci tengo proprio in modo particolare appunto che la chiami”. Perché – dice il padre del ragazzo – “a lui non gli può dire di no perché trema”. Cioè la docente non potrebbe dire di no al rettore.

La Lorenzetti non molla, vuole che la Grossi si faccia sentire ancora una volta col rettore: “Grazie pischella mia. Noi della vecchia guardia siamo sempre dalla parte del più debole”. Il 27 settembre Gaia Grossi la rassicura definitivamente: “Istruzioni per l’uso. Il capo è andato in laboratorio ieri. Ha parlato con i suoi, ha visto le analisi, sono tutte positive. Quindi la prognosi è positiva”.

Risultato ottenuto. Appena poche ore dopo arriva la chiamata del padre del ragazzo alla Lorenzetti: “Allora, il mio è andato a fare la visita, è rimasto contentissimo, però gli ha ordinato 30 analisi da fare”. La presidente resta un momento disorientata, poi capisce: “Eh, quindi? Alla grande. Ah, ecco 30 analisi, scusami, c’ho avuto un momento… Quindi alla grande”.

E’ sera quanto la Lorenzetti invia il messaggio dell’operazione riuscita all’amica: “Tutto a posto. 30. Grazie e ringrazia il capo”.

Maria Rita Lorenzetti è agli arresti domiciliari per associazione a delinquere e corruzione nell’inchiesta sui lavori del Tav di Firenze. Le intercettazioni hanno scatenato l’ira di molti, tra studenti e genitori. Ecco il commento di una mamma che ha una figlia iscritta a medicina, senza nessun “aggancio” ma solo con la voglia di fare e la passione per la materia:

“Mia figlia frequenta la facoltà di medicina dopo aver conseguito la laurea magistrale in biologia. Fa i salti mortali in quanto non è figlia di nessuno se non di sua madre. Forse per questo mia figlia non ha nessuna agevolazione economica pur appartenendo ad una fascia debole e disastrata come la mia. Lei ha solo deciso di studiare e lo fa impegnandosi con tutte le sue forze, perché ama questo mestiere,più di ogni altra cosa. Mia figlia non è nè figlia di papà nè appartiene alla cerchia della casta. Cominciamo a parlare di giovani come lei per capire e dire che c’è bisogno di puntare su persone come lei invece di penalizzarle e buttarle in discarica per il sol fatto di essere una nullatenente”

 

Raffaele Nappi

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