Prove tecniche di rinnovamento

decleva1.jpgIl suo mandato è iniziato in salita, con l’animo di chi spera in un innesto virtuoso per effetto di un governo tutto nuovo, ma che in cuor suo sa già che c’è buona ragione di pensare che le aspettative saranno deluse. Dallo scorso 19 giugno Enrico Decleva, rettore della Statale di Milano, è il presidente della Conferenza dei rettori e – confessa – il suo sguardo non riesce ad andare oltre qualche settimana, perché dal decreto estivo che anticipa la manovra finanziaria dipenderanno le sorti dell’intero sistema universitario, che rischia il tracollo.
Presidente, il suo mandato inizia con un periodo di vera fibrillazione per gli atenei. Cosa comporterebbe per il sistema universitario l’approvazione della manovra finanziaria nei termini attuali?
L’abbiamo scritto nel documento approvato all’unanimità all’inizio di luglio, ampiamente ripreso e condiviso dentro e fuori le università. La limitazione delle assunzioni al 20% del turn over riduce drasticamente le possibilità per i giovani di entrare in università. I tagli, previsti in misura crescente sul Fondo di finanziamento ordinario, avranno effetti devastanti sui bilanci degli atenei. Anche perché, contemporaneamente, si dovrà far fronte agli incrementi stipendiali, per i quali non si prevede copertura alcuna. Le conseguenze saranno rovinose per la gestione del sistema e per ogni prospettiva di sviluppo. Certo. La congiuntura economica è pessima e ce ne rendiamo conto. Ma la risposta, per quel che ci riguarda, non può essere il disimpegno dello Stato da una delle sue funzioni storiche, che è appunto quella di sostenere l’alta formazione e la ricerca.
Cosa chiede in breve la CRUI al governo?
Che la manovra sia modificata. Rivedendo il meccanismo della limitazione del turn over e restituendo al sistema i tagli previsti, destinandoli a interventi di riqualificazione della spesa e a obiettivi di incremento della qualità e dell’efficacia della didattica, della ricerca e dei servizi. In quest’ottica consideriamo l’ordine del giorno presentato dalla Maggioranza alla Camera come un segnale lanciato al mondo universitario. L’impegno per il Governo a riassegnare i fondi sottratti con la Manovra di quest’anno indica l’emergere di una consapevolezza nei confronti del ruolo dell’università. Non si può ignorare che, se i termini sostanziali della Manovra rimangono quelli previsti, nessun ateneo sarà in grado di chiudere i propri bilanci in equilibrio. Per alcuni sarà già impossibile farlo nel 2009. Per altri avverrà un anno più tardi. Ma l’esito è inevitabile. Il sistema va riassestato e riformato? Indubbiamente sì, e da questo punto di vista la CRUI ha apprezzato la decisione del Ministro Gelmini di istituire un Tavolo di consultazione che affronti tutte le questioni sul tappeto, dal reclutamento alla valutazione, alla governance, alle molteplici pendenze inevase. Ma non illudiamoci che si possa intervenire positivamente sul sistema senza immettervi risorse. O addirittura riducendole in modo indiscriminato.
Alcuni suoi colleghi iniziano a parlare di sciopero bianco. Crede che sia reale la possibilità di una contestazione di tutte le università organizzata su territorio nazionale?
Valuteremo la situazione e le possibili iniziative in Assemblea. Mi sembrerebbe improprio e inopportuno parlarne qui.
Quale sarà l’obiettivo dei suoi due anni ai vertici della Conferenza?
Confesso che per il momento guardo solo alle prossime settimane e ai prossimi mesi. Il nodo centrale resta in ogni caso quello di far acquisire alla CRUI una maggiore capacità di iniziativa e di proposta in una fase quanto mai delicata e difficile.
Qualche mese fa alcuni rettori hanno fondato l’Aquis chiedendo al governo un occhio di riguardo per gli atenei con le migliori prestazioni. Qual è il suo parere al riguardo e come è il dialogo tra questi atenei e gli altri all’interno della CRUI?
Il documento del 3 luglio è stato votato dalla CRUI all’unanimità. Quindi anche dai rettori che si sono riconosciuti nelle posizioni Aquis. Questa non resterà la norma, certamente. Ma tutti, dentro e fuori gli Atenei, farebbero bene a chiedersi se non sia nell’interesse del sistema avere in una CRUI rafforzata e in grado di gestire al suo interno le varie posizioni: un interlocutore rappresentativo e responsabile in grado di mediare al suo interno tra le varie posizioni, quando necessario.
Cosa pensa della proposta del ministro Gelmini di una progressiva conversione delle università in fondazioni, divenendo enti di diritto privato?
La proposta non va né demonizzata né vista come una panacea. Discutiamone e approfondiamola. Ma la cautela è più che mai d’obbligo, anche perché la norma proposta elude molti aspetti centrali. E non illudiamoci: i problemi di fondo sono sempre quelli. Se lo Stato si disimpegna dalla sua naturale e storica funzione di finanziatore del sistema universitario, dove sono i soggetti in grado di prenderne davvero il posto? Anche i sistemi di fund raising non si improvvisano. Ma, ripeto, approfondiamo le varie questioni, con serietà e senza preconcetti.
Qual è a suo avviso l’elemento che differenzia la nostra realtà universitaria da quella europea e internazionale?
Il sistema universitario italiano è uno dei maggiormente sotto-finanziati dell’Occidente. Parliamo dell’1,1% del PIL contro una media europea intorno al 2% e investimenti d’oltreoceano fra il 2,6% (USA) e il 3,2% (Giappone). Ciononostante riesce a esprimere professionalità e competenze apprezzate ovunque. D’altra parte, se gli studiosi che lasciano il nostro Pese finiscono ad occupare posizioni di prestigio, vuol dire che le università li preparano adeguatamente. Lascio poi alla sensibilità dei lettori la valutazione sulla positività o meno di questa differenza.

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