Professione psicologo tra opportunità e criticità

Il 6 maggio si è tenuta presso la Facoltà di Psicologia 2 della Sapienza la giornata “Psicologi verso le professioni”.

Si è tenuta ieri, 6 maggio, una serie di appuntamenti presso la Facoltà di Psicologia 2 della Sapienza Università di Roma dedicata al tema scottante dell’inserimento lavorativo dei neolaureati in psicologia. Psicologi verso la professione si è posto l’obiettivo di illustrare e raccontare il mondo delle aziende ai giovani studenti del corso di laurea in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni e Psicologia della comunicazione e del marketing.
La Facoltà di Psicologia 2 nasce dalla sfida di “formare professionisti che rispondano alla domanda di psicologia della comunità”, così la Professoressa Antonella De Vescovi ha aperto l’incontro.
In aula erano presenti i responsabili della gestione e della selezione del personale di grandi aziende, come Wind, Enel, Eni che hanno portato la loro esperienza personale, raccontando ai presenti il loro percorso di inserimento nel mondo del lavoro.
La domanda al centro del dibattito e a cui premeva dare una risposta è stata: ci sono e quali sono gli sbocchi lavorativi di un laureato in questi corsi di laurea?
Le opportunità non mancano. Il Dottor Emanuele Mangiacotti, Responsabile della selezione, formazione e sviluppo risorse umane in Wind, ha sostenuto che gli psicologi del lavoro sono molto ricercati nelle aziende di consulenza. Le testimonianze degli altri relatori hanno poi evidenziato come il settore delle risorse umane, della formazione e delle valutazioni dei percorsi di carriera siano i settori aziendali dove si aprono principalmente le porte agli psicologi del lavoro. Tuttavia, lo psicologo del lavoro non è l’unico profilo professionale richiesto in questo settore: laureati in economia e giurisprudenza sono “eterni rivali”. Si è a lungo parlato, infatti, di guerra tra professioni sconfinanti e gli studenti hanno mostrato scetticismo verso la mancata attenzione delle aziende a “riservare” determinati ruoli a chi detiene specifiche competenze di settore.
Come uscire vincenti allora? Quali le armi di cui gli studenti di psicologia del lavoro devono munirsi? Innanzitutto, devono essere disposti a contaminarsi e lasciarsi contaminare dalle altre competenze professionali e non “trincerarsi in una posizione di difesa del proprio essere psicologo”, ha detto Mangiacotti, che a tal proposito ha trovato il sostegno di tutti gli altri relatori. D’altronde la principale forma di inserimento in questi settori è l’Assessment Center, modalità di valutazione basata sulle capacità e competenze trasversali dell’individuo. L’Università resta, comunque, una “grande scuola” e le conoscenze acquisite durante gli studi sono fondamentali. Bisogna, però, sviluppare la cosiddetta “flessibilità nella mansione”, come l’ha definita Roberta Conti, Client Manager- Eni Corporate University.
Flessibilità nella mansione che significa anche “accettare di fare le fotocopie” e intraprendere un percorso spinti dall’ambizione ma sempre con grande umiltà, ha aggiunto.
Su una cosa tutti i relatori sembravano concordare: il vero problema è che le organizzazioni hanno difficoltà a capire e definire le proprie esigenze e soprattutto molti manager non conoscono la psicologia del lavoro, confusi dal permanere dello stereotipo per cui “lo psicologo cura i malati”.
È fondamentale essere in possesso di competenze trasversali, è fondamentale aver appreso tecniche e strategie all’università, avere la capacità di dispiegarle in vari ambiti ma soprattutto occorre autopromuoversi, farsi conoscere.
Meno delineati sembrano gli sbocchi professionali del corso di laurea in Psicologia della comunicazione e del marketing. La principale motivazione potrebbe essere la sua grande familiarità con altre facoltà dove la comunicazione d’impresa, l’attività pubblicitaria in azienda e quella di ufficio stampa sono regine da sempre e hanno una più lunga tradizione. Discipline comuni, acquisizione di competenze condivise prospettano in questo ambito una competizione probabilmente più dura e sfrenata. I relatori di questa seconda tavola rotonda hanno invitato gli studenti presenti a curare ancora una volta le competenze trasversali dedicando particolare attenzione alle relazioni con gli altri, dai capi ai colleghi di lavori.
Allora è fondamentale essere pronti a scendere in campo per scommettere e spendere le proprie competenze, specifiche e trasversali.
Annalisa Amato

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