Presidi scrivono a Mattarella contro le impronte digitali: "Rilievi biometrici incostituzionali"

A man places his hand during an identity check by manual fingerprint recognition to open the security lock at the Equinix Paris data centre called PA8 , Equinix’s first International Business Exchange (IBX), in the northern Parisian suburb of Pantin on February 18, 2019. – Equinix, is a global data center that delivers retail colocation and interconnection services. The PA8 bring an investment of some 64 million euros (73 million dollars). (Photo by JACQUES DEMARTHON / AFP) (Photo credit should read JACQUES DEMARTHON/AFP/Getty Images)

I presidi scrivono al presidente della Repubblica: le impronte digitali agli ingressi della scuola sono una decisione “grave e assurda, da accantonare”. La lettera, partita nei giorni scorsi, è stata scritta di pugno dal presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, inviandola “dopo aver registrato la freddezza con la quale il Governo ha accolto le nostre richieste e segnalazioni”, ha dichiarato all’Ansa.
Nella missiva si analizzano i vari punti secondo cui sia inaccettabile tale normativa. “L’introduzione generalizzata di controlli biometrici per la verifica della presenza, sul posto di lavoro, di tutti i dipendenti pubblici contrattualizzati, con l’esclusione dei soli insegnanti”. Per Giannelli, infatti, la misura “presenta una massiva violazione della privacy, in quanto coinvolge oltre due milioni e mezzo di persone”, e qui si riferisce ai dipendenti pubblici, “ed è molto sproporzionata rispetto al dichiarato e pienamente condivisibile scopo: evitare condotte disoneste come quelle dei cosiddetti furbetti del cartellino”. Secondo Anp questi comportamenti “riguardano una irrisoria percentuale di lavoratori e andrebbero combattuti conferendo ai dirigenti adeguati poteri gestionali”. Mentre i controlli biometrici sono considerati “una schedatura di massa senza precedenti che non migliorerà la produttività delle amministrazioni pubbliche e, al contrario, favorirà demotivazione e inefficienza”.
Nella lettera si spiega che per i dirigenti – scolastici e no – “la misura è del tutto insensata: si tratta di personale senza orario di lavoro e la cui valutazione dipende solo dai risultati ottenuti. La conoscenza del tempo trascorso in ufficio, quindi, non ha nulla a che fare con la trasparenza”.
Nello specifico caso dei presidi, poi, “la cosa è ancora più assurda: per la prima volta, da quando esiste l’organizzazione del lavoro, si sovverte il principio di gerarchia sottoponendo il capostruttura a un controllo da cui è esclusa la maggior parte del personale in servizio. Aggiungo che”, scrive Giannelli, vista l’equiparazione del dirigente scolastico al datore di lavoro a fini antinfortunistici, “dovrebbe semmai avere lui contezza delle effettive presenze in un istituto scolastico”. Il ministro Marco Bussetti in un primo tempo aveva infatti motivato la decisione della ministra Giulia Bongiorno con la necessità di conoscere i presenti all’interno di una struttura grande e complessa come una scuola.

L’Anp stima in 100 milioni di euro i costi necessari per acquistare e installare i dispositivi di controllo biometrico nei plessi, costi da attribuire direttamente al sistema scuole visto che il provvedimento dovrà essere “senza oneri aggiuntivi per lo Stato”. Continua la lettera: “Ai dirigenti scolastici, gravati da un carico di responsabilità e competenze che quasi non ha eguali nello scenario della pubblica amministrazione, si vuole ora imporre un controllo insensato e irragionevole con un accanimento che non ha precedenti e con grave lesione della loro autorevolezza”. Citando lo stesso Mattarella, Giannelli scrive: “La scuola italiana ha bisogno di competenza, qualità, spirito di servizio, innovazione e cultura, non certo di accendere inutili conflitti o di screditare il prestigio di chi, da sempre, profonde impegno e professionalità ad esclusivo vantaggio dei cittadini”.
La richiesta al presidente della Repubblica di un intervento diretto, affinché “la proposta di verifiche biometriche venga accantonata durante l’imminente passaggio nell’aula del Senato”. Evidenziando elementi di incostituzionalità in quel passaggio del Decreto concretezza, Anp “non esclude ricorsi alla magistratura”.

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