Perchè il Gay Pride? Il senso, la memoria e lo sguardo

Da qualche anno il 17 Maggio si celebra anche in Italia la “Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia”, per ricordare un evento che ha rappresentato un importante passo verso il consolidamento e la diffusione della cultura dei diritti e delle pari opportunità.

di Paolo Valerio*

Da qualche anno il 17 Maggio si celebra anche in Italia la “Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia”, per ricordare un evento che ha rappresentato un importante passo verso il consolidamento e la diffusione della cultura dei diritti e delle pari opportunità. Il 17 Maggio del 1991 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha, infatti, emesso un documento che esclude l’omosessualità dalle malattie mentali. In seguito a tale riconoscimento e al progresso degli studi in ambito biologico, psicologico e sociale, gran parte del mondo scientifico considera l’omosessualità una “variante naturale del comportamento umano”.

Nonostante ciò, è tuttora diffuso un atteggiamento di disprezzo, svalutazione e condanna nei confronti delle persone omosessuali, definito “omofobia”. Per combattere lo stigma e il pregiudizio sottesi a tale atteggiamento, nel mese di giugno in molti paesi del mondo, eccetto quelli in cui le persone omosessuali sono condannate a gravi pene fino alla morte, viene organizzata una manifestazione denominata Gay Pride. Questa è destinata a riaffermare il riconoscimento di diritti ugualitari e a ricordare un evento avvenuto nel 1969, al quale si può far risalire la nascita del movimento di liberazione LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali).

In quegli anni di fermento politico e intellettuale, molte persone omosessuali e transessuali erano solite incontrarsi a New York, presso il Greenwich Village, tentando di vivere apertamente la propria vita affettiva e sessuale. Le incursioni della polizia nei bar frequentati da persone LGBT erano all’ordine del giorno. I “Moti di Stonewall”, passati alla storia come Rivolta di Stonewall, ebbero inizio il 27 Giugno del 1969 nel Greenwich Village quando, in occasione di uno dei soliti controlli, la polizia irruppe nello “Stonewall Inn”, un bar di Christofer Street frequentato da persone LGBT. Per la prima volta i clienti del bar non subirono l’ingiusta violenza ed ebbe inizio una rivolta che coinvolse molte persone e portò alla sopraffazione degli agenti di polizia, che furono costretti a difendersi.

Lo slogan urlato dalla folla era Gay Power, che in qualche modo evocava “Black Power”, lo slogan utilizzato dalle persone afro-americane per rivendicare una sorta di orgoglio razziale. L’evento ha assunto un forte valore simbolico per la popolazione LGBT ed è ricordato ogni anno tramite le colorate parate dei Gay Pride.

Quest’anno in Italia il Gay Pride Nazionale è stato organizzato il 9 giugno a Bologna. A seguito dei recenti eventi sismici il Comitato Pride ha deciso di modificare i connotati della manifestazione e di non annullarla, per denunciare attraverso il Pride il vuoto nei diritti e di conseguenza nelle vite delle persone LGBT che vivono nel nostro Paese. Il corteo non avrà carri addobbati né impianti per l’amplificazione e diffusione della musica. Saranno promosse una serie di iniziative volte alla raccolta di fondi da destinare alla popolazione delle zone terremotate.

Lo sguardo più corretto con il quale osservare questa manifestazione è di considerarla non solo come una festa o una parata, ma soprattutto come un’occasione per riaffermare l’impegno a lottare contro ogni forma di violenza e di discriminazione agita non solo nei confronti delle persone LGBT, ma anche delle donne e delle persone di diversa provenienza etnica e quest’anno anche come un’occasione per privilegiare il senso dello stare insieme e promuovere un modello concreto di cittadinanza attiva.

*Ordinario di Psicologia Clinica presso l’Università degli studi di Napoli Federico II e direttore del centro di Ateneo SInAPSi (Servizi per l’Inclusione Attiva e Partecipata degli Studenti)

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