Parametri internazionali per la ricerca

La LERU ha recentemente prodotto un Report – Harvesting talent: strengthening research careers in Europe – che esamina la tipologia delle carriere dei ricercatori in vari Paesi Europei (nello specifico in quelli delle università LERU), individuando punti di forza e di debolezza della situazione attuale e delineando le linee guida secondo cui operare affinché la struttura delle carriere, le caratteristiche delle varie posizioni professionali, nei vari stadi dell’esperienza di lavoro, sostengano e stimolino il lavoro della ricerca scientifica, massimizzandone gli esiti.

La LERU – League of European Research Universities- ha recentemente prodotto un Report – Harvesting talent: strengthening research careers in Europe – che esamina la tipologia delle carriere dei ricercatori in vari Paesi Europei (nello specifico in quelli delle università LERU), individuando punti di forza e di debolezza della situazione attuale e delineando le linee guida secondo cui operare affinché la struttura delle carriere, le caratteristiche delle varie posizioni professionali, nei vari stadi dell’esperienza di lavoro, sostengano e stimolino il lavoro della ricerca scientifica, massimizzandone gli esiti.
Non solo la struttura delle carriere deve venire disegnata, o meglio ri-disegnata, per massimizzare il rendimento della ricerca, ma l’ambiente nel quale il lavoro di ricerca si svolge va considerato come elemento determinante per svilupparne al meglio le potenzialità.
La ricerca, ormai in ogni senso “globalizzata”, reclama un ambiente multidisciplinare e crossdisciplinare, che favorisca la contiguità di un’estesa pluralità di ambiti (il report sottolinea a tale riguardo il contributo imprescindibile delle scienze umane e sociali alla riflessione contemporanea) e naturalmente caratterizzato da forti connessioni internazionali.
Attori certo di rilievo centrale le Università, ma non unici se, come ricorda il Report LERU, va ad ogni costo assunto il principio della condivisione della responsabilità, nell’organizzazione di percorsi di carriera funzionali, così come nel coordinamento delle azioni di finanziamento fra gli stakeholder (compresi governo, aziende, agenzie ed enti nazionali per la ricerca, fondazioni, istituti pubblici o privati che in vario modo finanziano la ricerca).
Pochi ma chiari i requisiti che, secondo il Report LERU, devono caratterizzare la struttura delle carriere dei ricercatori: posizioni professionali e prospettive di carriera (entro e fuori delle università) che siano chiaramente individuabili, con efficaci azioni di orientamento e sostegno alla scelta dei differenti percorsi a disposizione, e finanziamenti che consentano naturalmente stipendi adeguati.
Segnalata come grave criticità, in questo contesto, è la politica dei finanziamenti a breve termine, che naturalmente impedisce quella prospettiva di ampio respiro che dovrebbe caratterizzare il lavoro di ricerca e che spesso si è tradotta in una pletora di posizioni temporanee, a brevissima scadenza, che bloccano ogni ipotesi di seria pianificazione per il futuro.
Si segnala anche la necessità di aumentare il numero delle borse per le attività di ricerca di durata anche superiore ai tre anni che consentano al ricercatore di dedicarsi con libertà e piena responsabilità a temi di proprio interesse; la necessità di garantire ai singoli ricercatori operanti in gruppi di ricerca il massimo sviluppo delle proprie potenzialità individuali; l’opportunità di stanziare borse specificamente finalizzate alla ricerca applicata e al trasferimento tecnologico.
Il Report contiene delle “mappe” che presentano, per ogni realtà nazionale esaminata, la struttura del lavoro di ricerca, con le posizioni disponibili, livello di responsabilità relativo e la corrispondente modalità di finanziamento, proponendo in tal modo una serie di informazioni mai prima d’ora raccolte in modo sistematico.
La struttura della ricerca in Italia mostra uno schema che appare singolarmente privo di complessità e di dinamismo rispetto ad altre realtà europee, vi si rileva la scarsità delle posizioni disponibili (comunque in stragrande maggioranza accademiche), una bassa mobilità relativa tra le stesse ed effettive condizioni di responsabilità e indipendenza riguardanti poche posizioni, limitate alla sola fase di vertice del lavoro di ricerca.

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