Paesi baltici, Romania e Polonia: “Pronti ad attivare l’articolo 4 della Nato”. Cosa prevede in caso di guerra

I Paesi baltici, Polonia e Romania chiedono immediate consultazioni per la minaccia all’integrità territoriale e alla sicurezza dei Paesi membri dell’Alleanza. Si teme per il confine ucraino

La Nato cerca di compattarsi per reagire di fronte all’attacco della Russia all’Ucraina, lo spettro di una guerra imminenti in Europa ha costretto gli Stati europei di confine ad emenare lo stato di emergenza. Mentre il segretario generale, Jens Stoltenberg, ha convocato una conferenza stampa per le ore 12, il fronte più bollente è quello al limite orientale dell’Alleanza.

I Paesi baltici, la Polonia, e la Romania, subito dopo l’inizio delle operazione russe in Ucraina, hanno chiesto l’attivazione dell’articolo 4 della Nato. Su Twitter, la premier estone Kaja Kallas ha scritto che il suo Paese “ha deciso di attivare le consultazioni in base all’articolo 4 del trattato, in cooperazione con altri alleati, fra cui Lettonia, Lituania e Polonia”. Per il capo del governo di Tallinn, la guerra è “una minaccia a tutto il mondo libero”. Dello stesso avviso il ministro degli Esteri romeno, Bogdan Aurescu, che sempre attraverso i suoi profili social ha annunciato di aver invitato la missione romena presso la Nato a “cercare, insieme ad altri alleati, l’attivazione dell’articolo 4 del Trattato di Washington”. ll presidente rumeno Klaus Iohannis ha convocato il Consiglio supremo della difesa nazionale.

Cosa prevede l’articolo 4 del Patto Atlantico

L’articolo 4 Nato prevede che “le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata”. In questo caso, giova ribadirlo, è stato attaccato un Paese che non fa parte dell’Alleanza Atlantica. Dunque non possono scattare misure belliche come nell’eventualità di una aggressione nei confronti di uno Stato membro. La richiesta di attivazione dell’articolo 4, ovvero la richiesta di consultazioni urgenti per una minaccia, è però un passaggio importante perché formalizza per la prima volta il rischio che il conflitto possa incidere sulla sicurezza dei Paesi membri.

In questo senso, è chiaro che la Romania, ma soprattutto il fronte del Baltico, sono le aree più interessate dalle fiamme che si propagano dall’Ucraina dopo l’attacco russo. Innanzitutto perché confinano chi con il territorio ucraino chi con la Russia. E questo implica inevitabilmente un pericolo non solo dal punto di vista bellico, ma anche per le conseguenze sulla popolazione. Dalle capitali orientali si chiede un maggiore rafforzamento dell’apparato militare dell’Alleanza Atlantica, preoccupati non solo dalle operazioni in Ucraina ma anche dall’oblast di Kaliningrad, avamposto russo sul Baltico. Mentre Bucarest è allarmata dalle possibile conseguenze sul Mar Nero e al confine settentrionale.

Molti, soprattutto i Paesi più vicini alla parte occidente dell’Ucraina, temono un esodo della popolazione. Un rischio che da tempo è considerato molto elevato e che potrebbe diventare realtà nelle prossime ore. Le colonne di auto che fuggono dalle città ucraine potrebbero essere il segnale dell’inizio di una fuga di massa. E i Paesi dell’Europa orientale potrebbe avere difficoltà a gestire non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello sociale. Altri, come già avvenuto l’anno scorso con la Bielorussia, temono che la questione migratoria possa essere sfruttata in caso di “guerra ibrida” come ulteriore leva contrattuale nei confronti dei Paesi Ue e Nato.

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