Non solo concorsi: per diventare prof si punta sull’università. “Serve un percorso di studi più chiaro”

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: “Insegnare non può essere una scelta dell’ultimo momento e questo coinvolge moltissimo le nostre università”.

Diventare insegnante deve essere un percorso consapevole che comincia dall’università, attraverso un percorso chiaro e non una scelta improvvisata. Ne è convinto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi che ieri, ad un convegno organizzato dal quotidiano Il Sole 24 Ore, è tornato a parlare della situazione dei docenti italiani che l’Ocse, in una recente fotografia, ha catalogato come vecchi e sottopagati.

“Ce l’ha ricordato l’Ocse con cui siamo in dialogo continuo ma ce lo ricordiamo noi stessi. La riforma della didattica si fa con i docenti, con il personale tecnico amministrativo e con i dirigenti: dobbiamo formare gli insegnanti, non solo i nuovi ma anche riqualificare quelli che abbiamo, dando più spessore organizzativo alla scuola – ha detto il ministro Bianchi in un’intervista pubblicata oggi proprio dal quotidiano economico milanese – Su questo stiamo scrivendo l’atto di indirizzo per i contratti ed è uno dei cardini del Pnrr. Ma c’è un’altra riflessione da fare: abbiamo fatto quasi 60mila assunzioni in ruolo, abbiamo attuato i concorsi straordinari avviati dal governo precedente, completeremo i concorsi ordinari, ridisegneremo la modalità per dare cadenza regolare ai concorsi ma bisogna avere un percorso più chiaro a livello universitario per permettere a chi vuole fare l’insegnante di sceglierlo sin dall’inizio. Insegnare non può essere una scelta dell’ultimo momento e questo coinvolge moltissimo le nostre università”.

Bianchi ha poi parlato della scuola del futuro, che immagina fatta sempre più di laboratori e di aule aperte ai territori, sulla scia anche di quanto fatto con il progetto delle scuole aperte quest’estate. “La scuola del futuro non nasce per la volontà di un pensiero, ma nasce raccogliendo al meglio tutte le esperienze che stiamo facendo da anni. La Fondazione Agnelli da tempo ragiona sul tema degli spazi, la didattica tra quattro mura è per forza costretta, stiamo ragionando sugli spazi per una didattica più condivisa, con più laboratori, di matematica, lingua, scrittura. I 35mila progetti che abbiamo fatto durante l’estate si sono dimostrati uno strumento potentissimo di educazione collettiva” ha concluso il ministro.

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