Niente sorrisi per la legge 133

u_.jpgLa mettono sul piano emotivo: “Sorridi, se ci riesci…”. L’Unione degli studenti universitari lancia oggi la campagna contro i provvedimenti del Governo in tema di istruzione e il nome della mobilitazione la dice lunga sul loro stato d’animo. Abbiamo scelto questo nome perché – spiegano in una nota – “guardando i progetti messi in campo relativamente all’Università sorridere è veramente difficile”.
E poi proseguono spiegando cos’è che proprio non riescono a mandare giù: “il limite di assunzioni del personale a tempo indeterminato al 20% dei pensionamenti, i tagli al Fondo di Finanziamento per le spese di funzionamento che raggiungono 1 miliardo e 441,5 milioni in 5 anni, la possibilità per gli Atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato, che diventa una costrizione per la sopravvivenza, sono provvedimenti volti a scardinare il carattere pubblico dell’Università”.
Quello che temono in qualità di rappresentanti di una buona fetta di studenti è che questi provvedimenti comporteranno “aumenti delle tasse incontrollabili, didattica e ricerca vincolata ai finanziatori privati, estensione a macchia d’olio del numero chiuso oltre che un aumento smisurato del fenomeno di fuga dei cervelli”.
La campagna che prende il via oggi ha il duplice obiettivo di “informare gli studenti e chiedere l’abrogazione degli articoli 16 e 66 della L. 133/08”.
Intanto la protesta negli atenei continua. Oggi sono in programma assemblee nelle città di Ancona, Bari, Torino, Firenze, L’Aquila, Roma, Ferrara, Cagliari. Sul sito dell’Udu è possibile visionare il calendario aggiornato delle iniziative e delle mobilitazioni nelle università.

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Vistasi cerca staff nella capitale

Next Article

“Collega Menti” all’Università di Salerno

Related Posts
Leggi di più

Maturità senza mascherine? Si apre uno spiraglio: “Con pochi contagi a giugno si possono eliminare”

Continua il dibattito sull'eliminazione delle mascherine a scuola. L'Italia è l'unico Paese in Europa che ha mantenuto l'obbligo di indossarle in classe per gli studenti ma cresce il pressing per eliminarle almeno durante gli esami di maturità e quelli della scuola media. Gli esperti: "Se il tasso di positività si abbasserà dall'attuale 13% al 10% ai primi di giugno allora potremo ragionare sull'eliminazione"