Maturità in carcere, la sfida di 9 detenuti a Verona

maturità in carcere

Maturità in carcere – Per alcuni è un semplice pezzo di carta, per altri è forse una perdita di tempo. A Montorio Veronese, nella casa circondariale, la maturità rappresenta invece una sfida con se stessi. Sono nove, infatti, i detenuti che quest’anno si sono cimentati nelle prove previste dal ministero. Adulti e giovani, italiani e stranieri, hanno raccolto la sfida e, dopo essersi preparati durante tutto l’anno, si sono presentati davanti alla commissione.

Un evento che è andato oltre il semplice scorrere del tempo. Un modo diverso di impiegare il proprio tempo durante la reclusione, un progetto per tornare a essere migliori, per prepararsi magari a un lavoro, a una nuova vita una volta fuori dalla cella.

Ma come si svolge la maturità in carcere? «Esattamente come in tutti gli istituti scolastici», spiega Maria Grazia Bregoli, direttore della casa circondariale di Montorio, che ha parlato all’Arena. «Si insedia una commissione d’esame con un proprio presidente: al mattino, appena prima dell’inizio della prova, arrivano i quesiti e gli studenti hanno a disposizione per rispondere lo stesso tempo dei ragazzi delle scuole».

Gli esami si svolgono in un’aula scolastica all’interno del carcere sulle materie preparate durante l’anno. «Gli studenti hanno frequentato questi tre corsi da privatisti, grazie all’aiuto di alcuni volontari che li hanno seguiti», racconta la Bregoli. «La cultura allarga gli orizzonti e, per quanto possibile, aiuta ad alleviare le difficoltà incontrate tutti i giorni dietro le sbarre dai detenuti».

Sono proprio questi gli obiettivi per cui, a partire dal prossimo anno 2013-2014, si è deciso di avviare all’interno della casa circondariale di Montorio la scuola alberghiera, un percorso dalla durata quinquennale, che accompagnerà gli studenti – in particolare i detenuti definitivi che devono scontare una pena consistente – fino all’esame di maturità. «Questa esperienza è molto importante sia per il loro futuro, che per il loro presente».

Qualcuno ha scelto l’indirizzo agrario, altri hanno puntato sull’istituto alberghiero. Tre italiani, un romeno, un senegalese, un albanese e un sudamericano. Solo sette ce l’hanno fatta a superare le prove scritte. L’orale, per loro, sarà ben più che un semplice esame. In bocca al lupo.

Raffaele Nappi

 

 

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