Madrid: anche i medici piangono

E’ iniziato dicembre anche a Madrid, e si sente! Non solo per il clima rigido, soprattutto per la quantità di gente che affolla le strade del centro alla ricerca dell’affare. I regali vanno fatti anche in tempo di crisi, tanto vale perdere qualche ora in più, ma trovare l’offerta che consenta di fare bella figura senza svuotare il portafogli. Anche la sera i locali sembrano riprendere vita, alla fine dei conti agli spagnoli puoi togliere tutto, ma non la voglia di divertirsi.

La situazione generale, però, risente sempre della cosa, come la chiamano qui. Ormai è diventato un vero e proprio sinonimo di crisi, in alcuni bar ci sono cartelli che recitano: “Vietato parlare della cosa” e guai a chiedere di quale cosa si tratta.

Le classi sociali risparmiate dalla “cosa” sono davvero poche. Un episodio che mi ha impressionato particolarmente è accaduto qualche giorno fa: ore 9 di domenica mattina, molto presto per i ritmi spagnoli, soprattutto domenicali. Sono alle prese con la moka quando vengo distratto da urla confuse che provengono dalla strada. Fanno troppo rumore per essere un gruppo di ubriachi che non ha ancora trovato la strada per tornare a casa.

Mi affaccio alla finestra, che strano questo corteo! Medici e infermieri in rigoroso camice bianco, invitano i cittadini a svegliarsi ed unirsi alla loro battaglia, “vicino scendi, abbraccia il tuo ospedale” gridano. Mi vesto in fretta e scendo per aderire al loro appello, voglio sentire cosa hanno da dire. Mentre raggiungo le ultime fila del corteo, lo slogan è cambiato: “La sanità non si vende, si difende”. Come dargli torto? Mi avvicino ad un gruppetto, ho voglia di capire. “Stanno vendendo un patrimonio pubblico ad una impresa privata, che gestirà gli ospedali per ottenere il massimo rendimento economico a scapito della salute dei cittadini, non possiamo restare inermi”.

Sono i lavoratori del Niño Jesus, storico ospedale pediatrico che rischia molto per il “Piano di sostenibilità della sanità” proposto dalla comunidad de Madrid, un ente che somiglia molto ad una nostra regione a livello amministrativo.

E per restare in tema di regioni, il più caldo in questo frangente rimane il fronte catalano. Archiviate le elezioni del #25N e la disfatta del governatore Arthur Mas, si profila un inverno molto caldo dal punto di vista politico: partiti come Ciutadans (il cui slogan è mejor unidos e nel simbolo contiene le bandiere catalana, spagnola ed europea) hanno aumentato i loro deputati nel parlamento catalano; ma anche ERC, sinistra radicale e indipendentista, ha raddoppiato i suoi rappresentanti.

Insomma, per Mas il lavoro di mediazione si fa ancora più difficile: “Si sentiva onnipotente e gli elettori l’hanno fatto tornare sulla terra” dicono di lui. Vi terrò informati anche su questo, sperando che l’avvicinarsi del Natale renda tutti, almeno un po’, più buoni e che le decisioni vengano prese a rigor di logica e non pro domo sua.

 

Nicola Bisceglia

@ilConteNik

 

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