L’alternanza scuola-lavoro già funziona: è boom per gli istituti professionali

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 L’alternanza scuola-lavoro non è più solo uno slogan. Nella scuola del futuro prevista nel documento della «Buona scuola» dovrà diventare un obbligo fin dal terzo anno. Gli studenti potranno fare lezione anche fuori dall’aula per almeno 200 ore l’anno in aziende, uffici pubblici, botteghe di artigiani. Per imparare finalmente sul campo ciò che hanno studiato sui libri di testo.

E i dati sembrano confortanti. La ricerca del Miur con Indire sull’alternanza scuola-lavoro mostra che proprio nell’ultimo anno scolastico quasi la metà delle scuole italiane ha intrapreso un percorso di alternanza scuola lavoro, coinvolgendo più di 210 mila studenti. “Questi numeri dimostrano che qualcosa sta cambiando, perché il tema dell’alternanza è prima di tutto di origine culturale: si è sempre pensato che prima si studia e poi si cerca lavoro, non può più essere così, e per fortuna la scuola se ne sta accorgendo” – ha commentato al Corriere Gabriele Toccafondi.

Le più attive al momento sono le scuole professionali, seguite dagli istituti tecnici. Nei licei solo il 13 % degli studenti ha partecipato a percorsi di alternanza scuola lavoro. “Un numero decisamente in crescita e un fenomeno ultrapositivo – sottolinea Toccafondi, che ha la delega alla formazione tecnica e professionale -, ma bisogna ricordare anche che molti licei hanno un indirizzo già a contatto diretto con il mondo del lavoro, come i linguistici o i socio-pedagogici”.

L’inversione di marcia tocca anche le aziende. “L’ultimo anno scolastico – secondo la ricerca MIUR – ha segnato un +21%, con oltre 55 mila imprese coinvolte”. I settori maggiormente coinvolti sono quello manifatturiero, quello dei servizi e della ristorazione e quello agricolo. “Con oltre il 43 per cento di disoccupazione giovanile – dice Toccafondi -, questi percorsi diventano fondamentali: i giovani escono da scuole senza competenze specifiche, “bisogna insegnare loro tutto” dicono imprenditori e artigiani; e allora bisogna insegnare anche il “saper fare”.

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