La scuola scende in piazza: sciopero generale martedì 5 maggio

Tutti uniti contro la Buona Scuola. Dopo sette anni, tutti i sindacati del settore, Flc-Cgil, Cisl scuola e Uil scuola, Gilda-Unams, Snals-Confsal, tornano a scioperare uniti contro il DDL presentato dal duo Giannini-Renzi. Docenti di ruolo, precari, aspiranti professori, personale Ata, persino i dirigenti scolastici: tutti i piazza martedì 5 maggio.
L’annuncio è arrivato dal palco della manifestazione delle Rsu in corso a piazza SS. Apostoli a Roma lo scorso sabato: “Quando si mette mano a questioni senza averne conoscenza e competenza – attacca dal palco della manifestazione Francesco Scrima, leader della Cisl scuola  –  si finisce come l’apprendista stregone e si rischia di fare danni incalcolabili. Questo sta facendo Renzi sulla scuola.
“Noi chiediamo l’immediata stabilizzazione dei precari – ha dichiarato Domenico Pantaleo, segretario generale Flc Cgil  – il rinnovo del contratto, e che si realizzi, finalmente, una scuola autonoma, libera da molestie burocratiche e basata sulla partecipazione e la cooperazione tra i soggetti che operano nella scuola e nel territorio. Del disegno di legge va cambiato tutto e noi non possiamo più aspettare. Non è una riforma (né tantomeno una buona scuola), quella che si fa senza coinvolgere veramente i lavoratori che ci lavorano ogni giorno, ascoltando i loro bisogni”.
Accanto a docenti e personale amministrativo ci saranno anche gli studenti di Unione degli Universitari (Udu), Unione degli studenti (Uds) e Rete degli studenti medi: “Gli studenti medi saranno al fianco dei lavoratori in questo sciopero generale, perché tutto il mondo della scuola si deve unire contro le politiche di un Governo che, con il DDL Buona Scuola, trasformerà la scuola italiana in un luogo autoritario e aumenterà le diseguaglianze – Dichiara Alberto Irone, portavoce nazionale della Rete degli Studenti Medi – Dobbiamo combattere quest’idea di scuola-azienda tutta volta alla competizione e alla selezione, finanziata dai privati e comandata da un preside-manager, perché limita la libertà di docenti, personale, studenti e famiglie e ferisce mortalmente l’idea di una scuola inclusiva e capace di essere il motore dello sviluppo del Paese inteso come uguaglianza possibilità di realizzazione dei cittadini”.
A difendere le scelte del governo ci pensa il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che, pur rispettando la legittimità dello sciopero, rimarca i valori del DDL e aggiunge: “E’ una riforma che ha dei principi rivoluzionari dal punto di vista culturale, del metodo e della governance delle scuole. Sono certa che quando sarà capita fino in fondo da tutti ci sarà un’accettazione ma soprattutto una partecipazione ancora più ampia di quella che abbiamo trovato”.
 
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