Gelmini, a breve la riforma salva ricercatore

consiglio-dei-ministri.jpgApproda al Consiglio dei Ministri il ddl sulla riforma dell’università. Un provvedimento che punta a rivedere la posizione di molti ricercatori e a stabilire regole più certe sulla loro carriera universitaria.

Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha sottolineato che la riforma mira a favorire i ricercatori. “E’ iniquo che rimangano tali fino a 60 anni con retribuzioni bassissime”, ha sottolineato il ministro, durante la registrazione di una puntata del Maurizio Costanzo Show.

“Il ddl – ha aggiunto – punterà inoltre sulla valutazione perché è ora di dire basta alla distribuzione a pioggia delle risorse”. Sui contenuti del provvedimento, il ministro si è soffermata anche al termine di un incontro, dedicato proprio alla riforma dell’università, con i parlamentari dell’Udc e un gruppo di rettori.

“Il ddl – ha spiegato la Gelmini – introduce l’abilitazione nazionale, riconosce un ruolo preciso ai ricercatori e affronta la riforma della governance degli atenei prevedendo una separazione netta di competenze tra Senato e cda”.

Quanto al percorso del provvedimento, che comincerà il suo iter al Senato, il ministro si è mostrata ottimista: “Al momento non ci sono particolari ostacoli. Il mondo dell’università attende con ansia il varo di un provvedimento che rende gli atenei protagonisti del cambiamento”.

“Occorre investire sul sistema dell’alta formazione assicurando che abbia un livello buono in tutte le regioni. Non è solo questione di risorse (che verranno recuperate anche attraverso lo scudo fiscale), ma – ha ribadito Mariastella Gelmini – è un problema di ricambio generazionale. Puntiamo dunque all’affermazione del merito, con avanzamenti non legati soltanto all’anzianità, e alla valutazione per la quale è fondamentale il ruolo dell’Anvur”.

Riferendosi, infine, all’attività dei professori, il ministro ha sottolineato che “devono essere chiari gli impegni della didattica. Le ore per il ricevimento degli studenti vanno garantite, è un impegno che i docenti si devono assumere. Le ore di didattica (almeno 350 ore annue) – ha assicurato – saranno verificate e certificate”.

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