La protesta dei presidi: “Con queste regole la scuola non riapre"

Dal ministero 38 mila euro a istituto per gli adeguamenti tecnici: “Ci chiedono di trovare da soli le soluzioni per settembre”. I dirigenti: “Dateci più insegnanti altrimenti saremo costretti a ridurre le ore di lezione”

 In queste ore, alcuni sabato scorso e altri ieri, i dirigenti scolastici italiani hanno trovato sulla Pec di istituto la comunicazione del Dipartimento per le risorse umane del ministero dell’Istruzione. In 34 pagine annuncia i finanziamenti disponibili per ogni scuola – 331 milioni, una media di 38 mila euro a istituto – e, quindi, i compiti dei singoli presidi derivanti da quell’impegno di Stato: dovrete acquistare il materiale per la sanificazione e i termoscanner, identificare aree verdi e attrezzarle, risistemare gli spazi esterni, smaltire i rifiuti, anche quelli speciali, far partire gli appalti per l’edilizia interna, cambiare gli arredi e acquistare o noleggiare tablet e hardware. “Ci chiedono di trovare da soli soluzioni che il ministero non ha”, segnala una dirigente a Repubblica. I presidi si sentono soli di fronte a una battaglia – il ritorno in classe a settembre con il distanziamento sociale – che sentono più grande di loro.

Rossana Piera Guglielmi è la dirigente dell’Istituto comprensivo Visconti di Roma (elementari e medie). Le hanno annunciato 34.000 euro di dotazione. Dice: “Il ministero ci ha lasciati soli fin qui, lo ha fatto anche con la valutazione. Non ci scoraggiamo, però. Ho messo su una task force con genitori, docenti ed esperti. Ingegneri, ispettori del lavoro, medici e scienziati, un apparato di comunicazione. La questione centrale è che faremo sì i doppi turni, ma dimezzeremo le ore di didattica. Rischiamo di tagliare del 50 per cento Italiano, Matematica, Inglese. Alla primaria potremo garantire la mensa e lezioni dalle 8 alle 12. Con i fondi dei genitori qualche attività extra il primo pomeriggio. I nostri bambini non avranno, così, le competenze necessarie. Entro giugno elaboreremo un piano di rientro, ma servono quattro docenti in più per sezione e un’ordinanza che richiami dalle graduatorie un contingente di supplenti da utilizzare da settembre a dicembre”.

Domenico Squillace, preside del Liceo scientifico Volta di Milano, si dice preoccupato: “Vorremmo indicazioni più precise e ragionevoli. Ci stiamo organizzando con l’università, Scienze e Biologia le faremo in piccoli laboratori esterni, ma al Volta ho 1.200 studenti pigiati, anche in classi da trenta. Con il distanziamento previsto ne potrò tenere un terzo. Teatri e cinema non bastano e la didattica a distanza è la corazzata Potemkin della scuola italiana. Non so come ne verremo fuori. Ha un senso portare l’ora a 40 minuti, ma questo Paese deve approntare un Piano Marshall per l’istruzione e avviare un’infornata straordinaria di docenti per un anno”.

Guido Gastaldo dirige l’Istituto comprensivo di Azeglio, cintura di Torino, 18 plesssi: “I 40.000 euro sono l’unica certezza, per il resto c’è confusione. Nei nostri paesi non possiamo fare lezioni nei musei, non ci sono i musei. Stiamo chiudendo con fatica e connessioni instabili quest’anno, non siamo pronti a organizzare la ripartenza. Non credo che il primo settembre potremo avviare i piani di recupero, non ci saranno i docenti. E servono più bidelli, altrimenti ridurremo l’orario”.

repubblica

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