La mafia esiste, anche in Basilicata

mafia-1.jpgDi ‘ndrangheta e camorra si sente parlare sempre molto, della mafia lucana invece, poco si sa. Lo scrittore Marcello Cozzi, all’interno di Quando la mafia esiste ha cercato di colmare questo vuoto, e di spiegare i caratteri salienti del fenomeno. La presentazione del libro è stata curata da Libera, Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, ed ha avuto luogo presso la Sala degli Affreschi di Cesv, il Centro Servizi per il Volontariato con sede a Roma, nella serata dell’11 giugno.
“La Basilicata – ha spiegato l’autore – non è quell’isola felice che tutti dicono, di sicuro è meno tradizionalista e sonnacchiosa di quanto appare. Nella visione che ne è stata data e se ne continua a dare, una parte della responsabilità è da addossare sicuramente alla stampa, più grave però, è che a sottovalutare la mala sia stata la magistratura”. Non è un caso che di fronte ad un disinteressamento generale, ancora molto forte negli anni Sessanta e Settanta, la presenza dei mafiosi esca allo scoperto proprio in seguito al disastroso terremoto del 1980. Da quel momento in poi, infatti, la regione sarà meta di numerosi finanziamenti da parte dello Stato”.
La Basilicata come una pentola a pressione. Alla fine è questo il ritratto che viene tracciato. La mafia insomma, aspettava solo di uscire allo scoperto.
“La Basilicata – ha poi continuato Cozzi – non è stata capace di ‘produrre’ una propria mafia. Nonostante il sistema mafia, all’interno della regione, sia presente nella sua rete di silenzi, connivenze e protezioni, è più giusto che se ne parli come raccordo fra mafie esterne, anche in virtù della posizione geografica che la Basilicata occupa”. Punto di unione dunque, fra ’ndrangheta, camorra e sacra corona unita.

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