La maestra d’asilo e il video hard in rete: «La preside mi chiamò “svergognata”»

Dopo le immagini erotiche diffuse dall’ex fidanzato, un calciatore dilettante, ha perso il posto di lavoro: «Il giudizio di chi ti vuole far sentire sporco ti uccide dentro»

«Il giudizio di chi ti vuole far sentire sporco, il tradimento e tutti quelli che vogliono ad ogni costo il tuo silenzio… ti uccidono dentro». Sono parole amare quelle della giovane maestra d’asilo che nella primavera del 2018 ha perso il lavoro per alcune foto hot che l’ex fidanzato aveva diffuso — a sua insaputa — sulla chat di un gruppo di amici. La ragazza non nasconde l’umiliazione e la rabbia che la pervasero. Ma alla fine non si è piegata alla vergogna e ha scelto di denunciare. «Sono molto provata per quello che è accaduto», fa sapere attraverso gli avvocati Domenico Fragapane e Dario Cutaia. Allo stesso tempo, confida che dal processo contro coloro che l’avrebbero offesa potrà emergere «in maniera cristallina la plateale lesione» dei suoi diritti. E quanto «l’utilizzo sconsiderato dei social possa pesantemente riverberarsi nella vita reale».

La strada per lasciarsi alle spalle quanto accaduto è lunga. La ragazza, che oggi ha 24 anni, dovrà affrontare l’aula di un tribunale. Ancora una volta gli occhi saranno puntati su di lei. E dovrà reggere gli sguardi della direttrice scolastica, che l’avrebbe costretta alle dimissioni definendola «svergognata». Ma anche di coloro che l’avrebbero diffamata svelando in parte quelle immagini: una collega di lavoro e i genitori di un alunno. Non ci sarà l’ex fidanzato, che ha già chiuso la propria vicenda processuale ottenendo la messa alla prova. La paura di essere identificata insegue la maestra da oltre due anni, dal giorno in cui ha scoperto che il ragazzo con il quale aveva avuto una breve relazione aveva tradito il loro patto di fiducia. Nella querela, agli atti dell’inchiesta, sono scanditi i momenti più drammatici di questa velenosa storia che ha ingenerato in lei «una profonda frustrazione e angoscia», fino a costringerla a «cambiare abitudini di vita. Deteriorando i rapporti familiari, professionali e sociali».

Il 26 marzo del 2018 la vittima scopre da un’amica che l’ex aveva pubblicato sulla chat dei compagni di calcio diverse immagini che la ritraevano in pose erotiche (28 fotografie e due video). Angosciata, cerca subito un chiarimento con lui. E chiede — invano — di cancellare tutto. Il giorno dopo —il 27 marzo — incontra in un bar la preside dell’asilo e le confida quanto accaduto. La direttrice la invita a licenziarsi e la accuserebbe — come si legge negli atti — di essere «incompatibile con il lavoro di educatrice». Aggiungendo che «se avesse dato spontaneamente le dimissioni», lei «non avrebbe avvisato le altre strutture». Viceversa, «avrebbe avuto un marchio per tutta la vita». In un primo momento, la giovane rimane ferma sulle proprie posizioni. Ma poi la direttrice la convoca a un incontro con le colleghe, «sottoponendola a una gogna pubblica» nella quale la chiama «svergognata». Inutili i tentativi della ragazza di spiegare di essere lei la vittima di un comportamento «scellerato». A quel punto, «psicologicamente stremata» — sottolineano in querela i suoi legali —, rassegna le dimissioni. Ma pochi giorni dopo le viene recapitato un provvedimento disciplinare della scuola materna, nel quale si legge: «Siamo venuti a sapere da alcuni genitori che lei è protagonista di alcuni video e foto porno diffuse sui social e questo ha creato malcontento tra i genitori, che minacciano di ritirare i figli da scuola».

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